GIOVANNI ZIBORDI: UNA MONETA PARALLELA PER RILANCIARE L’ECONOMIA

Esiste una soluzione che permetta in tempi rapidi di ridurre drasticamente la disoccupazione, aumentare i salari, abbassare significativamente le tasse e quindi rilanciare l’economia? Giovanni Zibordi, consulente finanziario e tra gli autori del progetto della moneta parallela, ci spiega come tutto ciò sia perfettamente fattibile e realizzabile.

INTERVISTA A GIOVANNI ZIBORDI

Giovanni Zibordi: Noi siamo al punto, in Italia, in cui dobbiamo risolvere un problema elementare. Il problema elementare di fare lavorare la gente e di non far fallire le aziende. E dobbiamo trovare una soluzione pratica e semplice. E imporla e farla passare. Sarebbe già un miracolo che il governo, le forze politiche di opposizione, gli esperti si concentrassero sul risolvere questo problema.

Quindi, in tutte quelle cose che io ho scritto, nelle discussioni che ho avuto in giro per l’Italia o in questa intervista io cerco di attenermi solo a questo tema. E lo faccio apposta. Mi piacerebbe anche me parlare di altre cose che sono interessanti, ma vorrei che si risolvesse il problema di fondo. Come quando sei malato a letto e dici: sì una volta che sarò sano potrò anche studiare questo o fare quest’altra attività molto interessante, ma prima devo alzarmi dal letto perché sono malato. Il malato è l’economia italiana, la produzione industriale e l’attività economica devono tornare a livelli precrisi. Dopo discutiamo.

L’idea della moneta parallela è oggetto di crescente interesse a livello nazionale e internazionale sui media che si occupano di temi economici.
In foto, copertina dell’ebook di MicroMega sulla moneta parallela mostrata durante l’inserto economico del canale all news Sky TG 24.

Questa è una soluzione sostanzialmente di riduzione di tasse. E il motivo è che tecnicamente è più facile. Perché, appunto, ti puoi inventare un “credito fiscale” differito che può passare attraverso le maglie dei vincoli dell’Unione Europea. Tecnicamente è più facile fare la riduzione di tasse. Funziona meglio. Ed anche già importante riuscire a spiegarlo, perché non è purtroppo così semplice spiegare anche un concetto finanziario di questo genere.

Per cui ti dico: sì, puoi anche pensare di fare più investimenti pubblici, ma rimaniamo alla base, all’essenziale. Tu riduci le tasse, con degli “sconti fiscali” differiti, in misura massiccia e rimetti in moto l’economia. Tutto di conseguenza migliora e nel giro di un paio d’anni avrai più credito, il livello giusto di disoccupazione e d’inflazione, e a quel punto puoi anche risolvere tante altre cose, tanti altri problemi. Ma il “cuore” della proposta, il “nocciolo”, il “meccanismo”, è ridurre le tasse. Ridurre le tasse con degli “sconti fiscali” differiti. E dobbiamo far passare quest’idea. Poi aggiungiamo altre cose, se vogliamo, ma intanto concentriamoci su questo.

GENESI E ACCOGLIENZA DELLA PROPOSTA

Francesco Chini: Oltre a una rapida presentazione di te, ci puoi spiegare da quali esigenze nasce e che accoglienza ha sinora avuto la proposta della moneta parallela?

GZ: Io ho studiato a Modena e a Roma, e poi ho un master a Los Angeles in economia, ho lavorato in consulenza a Booze Allen e Thelos negli anni novanta, e poi mi occupo di trading sul mercato finanziario da circa 15 anni, ho un sito di consulenza e anche di formazione economica che si chiama cobraf.com.

Nel 2013, assieme a dei colleghi ho pubblicato questo libro, per la casa editrice Hoepli assieme anche a Marco Cattaneo e con prefazione di Warren Mosler e introduzione di Biagio Bossone del Fondo Monetario Internazionale, nel quale si parla di come uscire dalla trappola dell’austerità causata dall’euro. Quest’anno abbiamo scritto un altro libro per MicroMega insieme a circa sette-otto autori, tra cui diversi docenti incluso Luciano Gallino il quale ha fatto la prefazione. Questo è il mio capitolo in versione cartacea perché è un ebook.

La nostra è stata, diciamo, una proposta, una elaborazione, un lavoro fatto per cercare di offrire una soluzione alla depressione dell’Italia e alla trappola in cui l’economia italiana è caduta dal 2009-2010 per cercarne di venirne fuori con qualcosa che non sia radicale come la lira e che allo stesso tempo consenta di creare una certa quantità di moneta, per cui il titolo del nostro libro era “La soluzione per l’euro – 200 miliardi per rimettere in moto l’economia”. Noi abbiamo cercato di spiegare com’è possibile creare una certa quantità di soldi, di moneta, di denaro necessario all’economia anche senza uscire subito dall’euro.

Il nostro lavoro ha avuto un riscontro questo mese, perché l’Ufficio Studi di Mediobanca guidato da Antonio Guglielmi, che forse è il più importante ufficio studi di banche e privati in Italia, ha pubblicato un report in cui ha dedicato 18 pagine alla nostra proposta dicendo che è la cosa da fare subito per il governo italiano e proponendola in sostanza a quello che è il governo attuale. Quindi, io spero che lo scopo, l’utilità di questa intervista sia di dare eco e pubblicità a questo lavoro che abbiamo fatto io e altri per cercare di offrire una soluzione pratica alla depressione dell’economia italiana.

LA COLLABORAZIONE CON LUCIANO GALLINO

FC: Quali rapporti avevi avuto con il professor Luciano Gallino?

GZ: Allora, per quanto riguarda Luciano Gallino io l’ho conosciuto tramite Enrico Grazzini, il quale è un giornalista de “Il Fatto Quotidiano” e di altre testate e ha messo assieme questo gruppo che ha pubblicato il libro di MicroMega (per chi non lo sappia, MicroMega è una casa editrice del Gruppo Repubblica-L’Espresso). Luciano Gallino ha scritto la prefazione del nostro libro e abbiamo corrisposto per un anno con lui sulla questione della moneta e del debito. Come forse qualcuno saprà, Luciano Gallino è purtroppo deceduto recentemente.

MONETA PARALLELA E CONVEGNI

FC: Insieme a Gallino stavate pensando di fare anche dei convegni?

GZ: Sì, oltre ad altri incontri che ci sono stati. Ad esempio, ce n’è stato uno lo scorso luglio presso il Senato della Repubblica organizzato da questo gruppo di miei colleghi e amici che hanno contribuito alla realizzazione dell’ebook di MicroMega. E poi pensiamo di fare invece un convegno più importante, diciamo entro qualche mese, per presentare meglio la proposta. Oltre ai libri e oltre agli articoli, oltre al fatto che ad esempio ci sono stati degli incontri presso l’Europarlamento a Strasburgo dove il mio collega Marco Cattaneo è andato e ha presentato questa soluzione. […]

In foto, presentazione del progetto di moneta parallela (chiamata anche “moneta fiscale”) da parte di uno dei suoi autori, l’economista Marco Cattaneo. Sono stati effettuati numerosi convegni sul tema, incluso in Regione Lombardia.

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L’IDEA DELLA MONETA PARALLELA

FC: In cosa consiste questa idea della moneta parallela?

GZ: La moneta parallela è un’idea che comincia a farsi strada, diciamo, nelle discussioni sull’euro e sull’austerità nell’ultimo anno da varie parti. E a cui noi abbiamo contribuito in modo particolare, io penso. Noi abbiamo provato a dire che, invece di restare dentro le strettoie e i vincoli dell’euro e dell’eurozona e della Banca Centrale Europea, invece di tornare in modo “secco” alla lira, c’è invece un’altra soluzione intermedia. E consiste nel lasciare la quantità di euro che sono in banca come sono. Quindi, non toccarli, non minacciare di convertirli in lire. E di aggiungere invece una cerca quantità di “moneta”, che è necessaria all’economia italiana, nell’ordine di 200 miliardi nel corso di un paio di anni, mantenendo però l’euro.

Quindi, come si può farlo? Lo Stato può farlo in realtà. E il modo che abbiamo escogitato (e che abbiamo discusso, e che abbiamo approfondito anche negli aspetti legali, abbiamo anche creato delle simulazioni, abbiamo fatto anche dei possibili calcoli su quello che sarebbe l’effetto nell’economia) è quello di creare dei “crediti fiscali”. Ossia lo Stato, non potendo creare “moneta” direttamente (perché la banca centrale non è più, nei fatti, sotto il controllo dello Stato Italiano com’era prima. Quindi in Italia, oggi, lo Stato non può fare come in Giappone, negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Svezia, in Svizzera, et cetera e dire alla propria banca centrale di creare “moneta”), oggi lo Stato Italiano non può e questo lo sappiamo. Lo Stato Italiano, però, non è per questo impotente. Lo Stato Italiano ha la leva delle tasse. Se lo Stato Italiano concede sconti, “crediti fiscali”, al pubblico ciò equivale a creare “moneta” in quanto la gente si ritrova ad avere più soldi.

L’obiezione che subito si riceve è che non si può, perché ciò equivarrebbe diciamo a creare debito ed è vietato dalle regole dell’Unione Europea, dal limite del 3%, dal “Fiscal Compact”, et cetera. Siccome noi lavoriamo in questo settore e abbiamo esperienze come manager e operatori finanziari, abbiamo una esperienza pratica, abbiamo cercato una soluzione perché come tutte le cose nel mondo si può trovare una soluzione se si analizza e si studia un problema. E la soluzione, per cercare di avere qualcosa che il governo italiano possa portare qualcosa in Europa e quindi possa negoziare, è quella di dire: «bene, questi “crediti fiscali” però sono “a scadenza”, li puoi utilizzare fra due anni». Allora, ad esempio si creano 100 miliardi di “crediti fiscali” e li si distribuisce alla popolazione dicendo: «tra due anni tu puoi pagarci l’IMU […], oppure ci paghi l’IRAP o l’IRES. Non subito, ma tra due anni. Hai diritto ad avere mille, cinquemila, diecimila euro di sconto fiscale fra due anni». E, così, si mettono immediatamente in circolazione questi “certificati”, questi “crediti”, chiamiamoli “pezzi di carta”, e questi per due anni circolano nell’economia. Qualcuno se li terrà stretti, pensando: «vabbé, però fra due anni io in base a questo “pezzo di carta” mi ritroverò cinque, diecimila o duemila euro in più perché pagherò meno tasse». Altri, invece, che avranno bisogno di denaro, li cederanno: io te lo cedo con uno sconto e tu me lo paghi in euro. In questo modo, si crea una specie di “moneta”, una “quasi moneta”, una “moneta parallela” se vogliamo. E, per due anni, questa circola. Poi fra due anni si va all’incasso e lo Stato si ritrova meno euro nelle sue entrate.

Cosa è successo, però? Che per due anni si è avuto una cifra intorno ai centocinquanta, centosessanta, centottanta miliardi, sessanta-ottanta miliardi il primo anno, sessanta-ottanta miliardi il secondo anno, che è “circolata” nell’economia creando questi “certificati” i quali hanno un valore. Hanno un valore futuro, ma hanno un valore che non è “fittizio”, che non è “carta straccia”. È qualcosa che tu sai che potrai portarla all’Agenzia delle Entrate. E quindi hanno stimolato l’economia. Chi aveva bisogno di soldi li ha venduti, chi poteva aspettare se li è tenuti o li ha comprati dagli altri, ma è stata immessa in circolazione una cerca quantità di denaro. Qualcosa che ha un valore monetario.

Quando fra due anni vanno all’incasso (mettiamo che siano ottanta miliardi, o sessanta miliardi, a seconda delle stime che si possono fare. Siamo aperti a discuterle. Mettiamo che lo Stato Italiano nel 2017-2018 si ritrovi con ottanta miliardi di euro in meno perché questi vanno all’incasso), l’economia e il PIL però dell’Italia nei due anni sono aumentati. Per cui c’è stato un effetto sia sull’inflazione sia per l’effetto “reale” dell’incremento negli scambi e nelle transazioni. Aziende che li mettono a bilancio, poiché sanno di poterli utilizzare tra due anni. Per cui si ottiene un aumento di PIL di duecento-duecentocinquanta miliardi e conseguentemente anche un aumento di entrate dello Stato a compensazione della “futura”, diciamo, perdita di gettito.

Questo è, in tre minuti, l’idea, lo schema. Noi però lo abbiamo approfondito in un libro di trecentosessanta pagine con centocinquanta-centosessanta tabelle e grafici e una nutrita bibliografia. Più un altro ebook di quasi quattrocento pagine dove ci sono anche dei contributi di docenti come il professor Massimo Costa, il quale ha approfondito l’aspetto legale della questione (che ovviamente è molto importante).

E poi, appunto, ci tengo a sottolinearlo in quanto di recente pubblicazione, l’idea è stata rilanciata anche dall’Ufficio Studi di Mediobanca (che ha diciamo “sposato” nel nostre simulazioni dicendo che la loro proposta per il governo italiano è quella, sebbene leggermente “diluita” in termini di numeri). Complessivamente c’è un grosso lavoro, stiamo parlando di un settecento-ottocento pagine di materiale, se uno vuole, dietro alla proposta che ho provato a spiegare in pochi minuti.

IL SOSTEGNO DI MEDIOBANCA

FC: Perché, secondo te, Mediobanca si è interessata a questa idea della moneta parallela?

GZ: Dunque, bisogna essere precisi. Mediobanca è un’istituzione, è una banca che ha un ufficio studi. L’ufficio studi produce delle analisi, come l’ufficio studio di JP Morgan, di Deutsche Bank, sull’economia e sulla macroeconomia. E sono analisi che non sono direttamente finalizzate al “business” della banca. Sono analisi finalizzate anche alla comprensione, a dare se vogliamo suggerimenti.

E quindi ha esaminato le cose che abbiamo scritto, e le ha rilanciate dicendo che se si vuole fare qualcosa sul lato della domanda, della spesa, del denaro che gli italiani possono spendere per avere un effetto anche auspicato da Mario Draghi (perché sappiamo tutti che Draghi dice che l’inflazione a zero non va bene e che bisogna portarla almeno al 2%), alla fine hanno concluso che dal lato della domanda e della spesa l’unica cosa fattibile oggi per un governo italiano sarebbe quella di provare questa strada di emettere dei “crediti fiscali” differiti. In questo modo, rispettare i vincoli dell’Unione Europea e avere la possibilità di negoziare con essa un aumento di domanda e un aumento di spesa. 

L’Ufficio Studi di Mediobanca, se proprio vogliamo essere precisi non parla di “moneta parallela” ma di una quasi “moneta fiscale”. Possiamo chiamarla “moneta parallela”, “moneta fiscale”, possiamo chiamarla “creazione di mezzi di pagamento”. Troviamo il termine che ci piace di più. Se tu leggi il report, che è in inglese sul loro sito ma si può anche leggere in italiano anche sul mio sito, si vede che hanno aderito alla nostra analisi. Hanno lavorato tra l’altro con il mio collega Marco Cattaneo. Questo è incoraggiante, perché ci dice che anche nell’àmbito istituzionale c’è riconoscimento del fatto che si deve fare qualcosa sul lato della domanda.

E, non potendo fare un deficit pubblico esplicito (come invece fanno gli inglesi, ad esempio), l’Italia deve inventarsi qualche cosa per fare circolare più soldi, per dare alla gente la possibilità di spendere e quindi fare qualcosa per i tre milioni di disoccupati, per le decine di migliaia di aziende che falliscono, per il calo della produzione industriale del venticinque per cento, il calo degli investimenti del venticinque-trenta per cento di cui soffriamo. Tutte cose che sappiamo bene.

Va fatto qualcosa sul lato della domanda, e bisogna sostanzialmente creare moneta. Noi ci siamo impegnati a trovare un modo di farlo immediatamente in quanto l’unica alternativa altrimenti sarebbe quella, appunto, di uscire dall’euro, dall’eurozona, di avere di nuovo la lira e avere di nuovo il controllo della Banca d’Italia e agire per quella strada. Noi volevamo qualcosa di più immediato e di più semplice.

Oltre all’Ufficio Studi di Mediobanca, l’idea della moneta parallela ha ricevuto attenzione e sostegno da parte di vari accademici tra cui l’economista Gennaro Zezza del Levy Economics Institute of Bard College (in foto).

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SCARSITÀ DI DENARO ED EFFETTI SULL’ECONOMIA

FC: Quindi tu stai dicendo che oggi, in Italia, girano pochi soldi?

GZ: Diciamo che questo è sfondare una porta aperta. Penso che ci siano poche persone, salvo i sordi o i ciechi, che non riconoscano il fatto che c’è una scarsità di soldi, di denaro, di mezzi di pagamento. Quello che è cambiato non è che gli italiani si siano messi a lavorare di meno, che improvvisamente ci manchino le tecnologie avanzate, che improvvisamente la produttività e l’efficienza siano crollate dal 2009-2010.

Quello che improvvisamente ha fatto crollare la produzione industriale del ventisette-ventotto per cento (e adesso ha ripreso di un due per cento, quindi siamo ancora di un quarto sotto i livelli del 2017), quello che ha creato un milione e mezzo di disoccupati, quello che ha fatto fallire decine di migliaia di aziende non sono state la produttività, l’efficienza o cose di questo genere, perché è stato un crollo veloce, improvviso, causato prima dall’impatto della crisi finanziaria americana e globale, e poi dall’austerità. E si è sostanzialmente trattato di una scarsità artificiale di moneta. Improvvisamente le banche hanno ritirato cinquanta-sessanta-settanta miliardi di crediti.

Mentre prima il credito aumentava dell’otto, nove, dieci per cento all’anno, negli ultimi quattro anni c’è stato un calo dell’uno-due per cento all’anno. Quindi è stato un calo improvviso di quello che era il normale andamento (o, comunque di quello che era l’andamento del credito) per cui cinquanta-sessanta miliardi di credito da parte delle banche sono spariti. Poi è arrivato il governo Monti (e in parte anche il governo a esso precedente, ma sopratutto i governi Monti e Letta) e le tasse sono aumentate di circa cinquanta-sessanta-settanta miliardi a seconda del periodo che si vuole considerare, e in totale almeno cento miliardi sono spariti dall’economia italiana. Qualunque economia come la nostra, da 1600-1550 miliardi, quando viene prosciugata di cento miliardi (metà a causa delle banche e metà a causa dell’austerità, per semplificare) si ferma.

Tutte le economie moderne si basano su uno scambio di beni e servizi in cambio di moneta. Se la quantità di moneta è eccessiva ovviamente hai problemi sul lato dell’inflazione con aumenti eccessivi di certe attività, ma se la quantità di moneta è scarsa – artificialmente scarsa – tu ha dei problemi opposti e altrettanto, forse anche più, gravi. Si parla sempre della troppa moneta che fa male per via dell’inflazione, si fanno i famosi esempi storici dell’Argentina, non si parla quasi mai del fatto opposto (ma altrettanto importante) che una scarsità artificiale di moneta può deprimere una intera economia creando disoccupazione di massa e che poi ciò può diventare un fattore persistente e strutturale. Quindi, noi parliamo di una quantità di mezzi di pagamento, di denaro, di moneta, di soldi (chiamiamoli come si vuole) che il sistema bancario, che l’eurozona hanno reso insufficienti provocando una scarsità di moneta.

A questa situazione in America, in Giappone, in Inghilterra si è posto rimedio tramite le rispettive banche centrali attraverso cui si sono sostanzialmente finanziati deficit pubblici dell’otto, nove, dieci per cento del PIL. Noi si deve fare qualcosa di equivalente epperò, essendo dentro l’eurozona, bisogna trovare un sistema di farlo diciamo da subito, senza prima rompere l’eurozona, che com’è possibile immaginare non è una cosa semplice. Quindi noi si vuole una soluzione immediata, pratica. Qualcosa che mette in circolazione subito l’anno prossimo sessanta-settanta miliardi.

ALL’ECONOMIA ORA SERVE PIÙ DENARO

FC: Sicché, nella situazione attuale, aumentare la liquidità in circolazione può aiutare l’economia?

GZ: È ovvio di sì. Se tu hai tre milioni di disoccupati, se hai perso un quarto della produzione industriale, se hai decine di migliaia di aziende che sono fallite o stanno per fallire, se hai l’attività edilizia che è calata praticamente della metà, è ovvio e io penso che possiamo tutti essere d’accordo. Penso che sia difficile trovare un esperto, un economista, un industriale o qualcuno che abbia un’attività economica che non concordi. Quello su cui invece non si concorda è come farlo.

Voglio dire, la Banca Centrale Europea e Draghi dicono di stare creando moneta. Draghi sta creando quasi 2000 miliardi, ormai. Con gli ultimi annunci, se si pensa quanto sta venendo esteso il programma di “alleggerimento quantitativo” (come lo chiamano), loro stessi stanno creando una quantità enorme di “moneta”. Quindi riconoscono che il problema è questo. Te lo dicono dalla Banca Centrale Europea. Il problema è che loro creano tutto questo denaro solo per il mercato finanziario, cioè sono d’accordo anche loro sull’analisi (perché altrimenti non farebbero questa politica di creare denaro) ma lo creano solo per comprare titoli di debito e fare salire il mercato finanziario. Noi diciamo: «va bene che siamo d’accordo sul creare del denaro, ma creiamolo per l’economia reale, creiamolo per chi lavora, per le aziende». Se continuiamo con la politica della Banca Centrale Europea di creare 1500-1800-2000 miliardi e usarlo solo sul mercato finanziario tra due anni saremo ancora a questo punto.

INFLAZIONE E MONETA PARALLELA

FC: Quali effetti può avere sull’inflazione l’emissione di questa moneta parallela in Italia?

GZ: Quando si riducono le tasse di ottanta miliardi, e la nostra è un’economia di 1600-1800 miliardi, con le tasse che sono ottocento miliardi circa, avrai un effetto sia sull’economia reale (quindi più transazioni, più assunzioni, più produzione) sia sull’inflazione. L’effetto sull’inflazione dipende anche ovviamente dal tasso di cambio, ma il tasso di cambio (grazie al fatto che siamo nell’euro) non dipende molto da noi, dipende soprattutto dalla Banca Centrale Europea (che l’ha fatto scendere rispetto al dollaro) mentre invece il nostro “tasso di cambio” verso la Germania e verso il resto d’Europa rimane fisso. Quindi, l’effetto del tasso di cambio non c’è praticamente. È minimo. Noi non s’influenza il tasso di cambio dell’euro se facciamo questo in Europa, perché l’Italia è un Paese che conta per un diciassette per cento del totale. Sicché, se l’Italia crea ottanta miliardi, all’interno di un’economia europea di 9000 miliardi, l’euro rimane dov’è. Per cui l’effetto sul tasso di cambio non c’è. L’unico effetto che si avrà è che ovviamente la parte maggioritaria di questi soldi verranno spesi per beni italiani. Una parte andrà all’import, ma i tre quarti che saranno spesi per beni italiani potranno fare salire l’inflazione da zero (attualmente è a meno zero uno per cento) al due-tre per cento.

Si può fare qualche simulazione, si può fare qualche analisi. Se vogliamo fare dei parallelismi, l’Inghilterra, con dei deficit pubblici dell’otto-nove per cento per tre anni di seguito (tra il 2010 e il 2013) ha avuto un’inflazione del quattro per cento. Quindi un ordine di grandezza potrebbe essere quello. Gli inglesi, che hanno stimolato l’economia per tre anni con enormi deficit pubblici, equivalenti alle cifre di cui noi parliamo, hanno creato un quattro per cento d’inflazione. Può darsi, però, che da noi l’effetto sia minore visto che noi si parte da una inflazione a zero mentre loro partivano da una inflazione attorno all’uno-uno e mezzo e sono arrivati al quattro. Noi, partendo da zero, possiamo arrivare a un due-tre per cento d’inflazione ma se anche si arrivasse al quattro per cento d’inflazione non credo che molti si lamenterebbero purché l’attività economica, l’occupazione aumenti. Anche perché, come tutti sanno, questo aiuterebbe anche con il rapporto debito-PIL poiché il PIL aumenta se l’inflazione aumenta. Quindi, mi sembra che se si lanciasse un programma del genere sicuramente per i primi due anni non ci si debba preoccupare dell’inflazione.

RIDURRE LE TASSE CON LA MONETA PARALLELA

FC: Quindi è possibile ridurre le tasse attraverso la moneta parallela?

GZ: Lo Stato Italiano potrebbe ridurre le tasse se fosse fuori dall’eurozona anche domattina. Tutto quello che dovrebbe fare è di dire alla propria banca centrale di comprare i titoli di Stato (o sul mercato primario, o sul mercato secondario) e così finanziare il deficit pubblico. Dopodiché, invece di avere un deficit pubblico del tre o del due virgola sette per cento com’è adesso, fa un deficit pubblico dell’otto per cento (sono altri cinque punti di PIL, e cinque punti di PIL sono ottanta miliardi) e riduce le tasse di ottanta miliardi. Ecco, questo sarebbe l’ideale. Noi non siamo però liberi di farlo. Noi siamo dentro l’eurozona, siamo dentro l’euro. Vogliamo però ottenere lo stesso risultato. Vogliamo ridurre le tasse di ottanta miliardi, di un cinque per cento di PIL, e lo schema che abbiamo inventato (di creare dei “certificati di credito fiscale” differiti di due anni) serve a questo scopo. I numeri si possono discutere, e l’ammontare può essere di dieci-quindici miliardi in meno o in più, però l’idea è di ridurre le tasse di un cinque-sei per cento del PIL direttamente creando della “moneta”. E contando sul fatto che, con l’inflazione a zero e l’economia depressa, non ci si deve preoccupare degli effetti inflazionistici prima di almeno tre o quattro anni.

LA MONETA PARALLELA VALE PER TUTTE LE TASSE

FC: Con la moneta parallela sarebbe possibile pagare ogni tipo di tassa?

GZ: Noi abbiamo fatto diverse simulazioni, diverse analisi diciamo, di come puoi distribuire. Supponiamo che siano divisi metà alle aziende e metà ai lavoratori, oppure due terzi ai lavoratori e un terzo alle aziende. Tra di noi vi sono una decina di autori, c’è chi dice di darne più ai lavoratori a basso reddito e meno alle aziende ad esempio. Una considerazione molto importante è questa: se tu crei una quantità di denaro addizionale di potere d’acquisto che metti in mano agli italiani, dato che siamo nell’euro (e quindi non abbiamo la lira che si svaluterebbe) ci sarà un aumento delle importazioni. Ci saranno sicuramente quelli che, pur essendo contrari all’austerità e contrari alla situazione in cui siamo, diranno che questa non è un’idea buona perché questo ti fa aumentare le importazioni. Allora, se però almeno metà di questa cifra viene utilizzata per ridurre le tasse alle aziende, si riducono i costi per tali aziende e aumenta la loro competitività. Si aiutano le aziende italiane a fornire i beni che potranno essere comprati con questi soldi.

Non so se mi spiego: questi soldi vengono messi in mano alle famiglie, loro spendono e una grossa parte va all’estero perché con il cambio che abbiamo (e che è sopravvalutato) ci compreranno parecchi prodotto tedeschi, ad esempio. Se però metà di questi “crediti fiscali” si danno alle aziende (si possono dare in proporzione al numero di occupati, in proporzione al fatturato), queste avranno dei costi più bassi e i loro costi si riducono. Quindi si ha un effetto simile a quello della svalutazione del cambio, se vogliamo (che, come tutti sanno, aiuta ad esportare e a essere più competitivo in quanto riduce il prezzo dei beni). Se si riducono le tasse alle aziende, loro sono in grado se voglio o di alzare il proprio margine di profitto oppure di abbassare i loro costi e quindi i loro prezzi. Possiamo discutere se dare metà alle aziende e metà ai lavoratori, oppure fare due terzi e un terzo. L’importante è capire che, senza creare una quantità addizionale di denaro sotto forma di riduzioni di tasse, noi rimarremo “piantati” in una depressione per altri anni.

PIÙ SOLDI IN BUSTA PAGA CON LA MONETA PARALLELA

FC: Le persone riceveranno più soldi in busta paga dunque?

GZ: Sì, certo. Sono riduzioni di tasse. A parte l’IVA (su cui ci possono essere dei problemi legali), è possibile ridurre tutte le tasse: le detrazioni in busta paga, l’IMU, l’IRES, l’IRAP. Fornendo un sconto fiscale si possono ridurre tutte le tasse. Questo è ovvio, è pacifico. Il dettaglio esatto di come farlo (perché in Italia è ad esempio l’azienda che preleva direttamente per conto del lavoratore) lo possiamo finalizzare e calibrare, ma il concetto è molto semplice: lo Stato riduce le tasse. Lo fa, però, con dei certificati che hanno “valore” fra due anni perché siamo dentro l’eurozona, siamo sotto una serie di vincoli (che abbiamo sottoscritto, purtroppo) per cui, in una prima fase, ci conviene provare a muoverci all’interno dell’eurozona e a non “spaccarla”, diciamo, immediatamente. È più pratico, è più immediato. Pensiamo che una proposta del genere sia più fattibile, senza però nascondersi che è una proposta comunque di “rottura” che incontrerà un’opposizione e creerà degli attriti con altri Paesi come la Germania, ma molto meno di una proposta di aumentare il deficit pubblico e di violare la regola del tre per cento (andando al sei-sette per cento, ad esempio) oppure di tornare alla lira.

Questa è, in un certo senso, una proposta di “ingegneria finanziaria” (in quanto va capita) che consente di creare una certa quantità di denaro sotto forma di “sconti fiscali” e andare poi a Bruxelles e a Francoforte a dire che noi non si è in violazione dei trattati, noi non si sta creando della “moneta legale” (degli euro), non stiamo creando del debito (perché non stiamo emettendo titoli di Stato) in violazione dei parametri. Stiamo facendo una cosa diversa, intermedia, che però pensiamo funzioni perché per due anni questa liquidità “gira”. Al terzo anno va all’incasso, ma per allora il PIL è salito. E quindi noi riteniamo in perfetta buona fede di essere in grado di fare un grosso aumento di PIL che compensi queste riduzioni di tasse a scadenza fra due anni. E abbiamo il diritto (e tutte le prerogative) come Stato Italiano di farlo. È nel suo diritto di emettere titoli, certificati, che possano essere usati per pagare le tasse. Nessuno glielo può impedire. E la cosa importante è che, con il “famoso” Quantitative Easing di Mario Draghi (per cui ci si è impegnati fino al 2017-2018) noi siamo protetti. Tutti siamo sotto la cappa, la protezione, l’ombrello di questi acquisti di titoli italiani. Quindi, il rischio che lo “spread” esploda (com’è successo a Berlusconi nel 2012) in questo momento non sussiste. Per i prossimi due anni siamo tutti protetti da questi problemi di attacchi speculativi per cui è il momento giusto di farlo. 

PRODUZIONE INDUSTRIALE E MONETA PARALLELA

FC: In che modo la moneta parallela può aiutare la produzione industriale?

GZ: Se alla gente si danno soldi in tasca da spendere, e si riducono le tasse pagate dalle aziende, si hanno due effetti: le aziende hanno dei costi più bassi, e le famiglie e i lavoratori hanno più soldi da spendere. Si può chiamare in tanti modi (keynesismo, aumento di domanda, sostegno alla domanda aggregata), in Italia oggi c’è un bisogno disperato di aumentare la quantità di denaro che circola.

E bisogna anche sottolineare una cosa. Gli italiani hanno 1400 miliardi circa nei conti bancari, più una ricchezza finanziaria che nell’insieme arriva a 4000 miliardi (conti, conti risparmio, fondi, et cetera). Negli ultimi tre anni, grazie alle politiche della Banca Centrale Europea (che ha già creato 1400 miliardi e li ha usati per sostenere il valore del debito), la ricchezza finanziaria degli italiani è aumentata. Ci sono soldi in Italia. Sono fermi, ma ci sono. Parliamo di una cifra che si avvicina ai 4000 miliardi di ricchezza finanziaria. La gente però li utilizza poco perché ha paura dei fallimenti, ha paura di un eventuale default, non vede prospettive positive per l’occupazione, et cetera.

Se, con questa mossa degli “sconti fiscali” differiti si riesce anche a dare anche un effetto di più fiducia (non solo psicologico ma anche materiale, monetario), si riesce anche ad aiutare a movimentare questa massa di denaro che esiste in Italia. Negli ultimi tre anni, le banche italiane hanno aumentato la raccolta di una cifra intorno ai quattrocento miliardi. Quindi si crea una forma di liquidità che a sua volta mette in moto la liquidità che esiste ancora (per fortuna) in Italia, nei conti degli italiani in banca.

PROBLEMA DAL LATO DELLA DOMANDA PER L’ECONOMIA

FC: Che cosa s’intende quando si dice che qui in Italia c’è un problema dal lato della domanda?

GZ: L’economia funziona su due lati. C’è il cosiddetto “lato dell’offerta”, cioè produrre beni e servizi, che è quello più complicato, quello più difficile, quello più importante, dove conta la tecnologia la produttività, l’efficienza, e tutte queste belle cose. Questo lato non è però facilmente “manipolabile” da parte dello Stato. Lo Stato ha un potere molto, molto limitato. Anzi, in genere lo Stato mette dei bastoni fra le ruote e ostacola la capacità della gente di produrre perché (come tutti sappiamo) c’è la burocrazia, le regolamentazioni, la tassazione complicata. Quindi diciamo che sul “lato dell’offerta”, della produzione, lo Stato dovrebbe soprattutto concentrarsi nel semplificare la vita alla gente, far funzionare meglio la pubblica amministrazione, et cetera.

Questo però è solo un lato. L’altro lato, che è altrettanto importante, è quello “della domanda”. Tuttavia lì è più semplice, si può gestire più facilmente. Lì è la responsabilità dello Stato, perché lo Stato può determinare (grazie alla sua banca centrale o in altri modo) quanto denaro circola nell’economia. È la sua responsabilità principale dopo la difesa militare. Lo Stato non può fare molto per aumentare l’efficienza delle singole aziende, diciamo, può ovviamente incentivarla in modi indiretti. Si può discuterne, e questo è molto più complicato. Non mi sto occupando di questo, io dico che non è su questo lato che noi in Italia abbiamo creato la crisi. La crisi è stata creata sul lato della domanda, della spesa, della quantità di denaro, di credito e il denaro che ti resta dopo aver pagato le tasse. Questo è il lato dove si è affondata l’economia. E la responsabilità dello Stato è garantire e far sì che ci sia la quantità giusta, necessaria diciamo, equilibrata di moneta nell’’economia. Non troppa e non poca.

Da cinque anni c’è troppa poca moneta. Per chi è interessato, l’evidenza può trovarla quantificata nei libri che abbiamo scritto, nei report che abbiamo messo assieme (grafici, tabelle, bibliografia) ma non credo neanche che ci sia bisogno d’insistere. È davanti agli occhi di tutti che non circola abbastanza denaro. Quello che alla gente è più difficile da spiegare è che il denaro viene creato dal niente dalle banche e dalla banca centrale, ed è responsabilità del governo far sì che il sistema bancario e la banca centrale in combinazione creino la quantità equilibrata di denaro per l’economia (e la possiamo chiamare anche “domanda” se vuoi, ma alla fine della fiera è la quantità di denaro: i beni e i servizi da una parte, e il denaro dall’altra che si devono incrociare).

Una volta che la quantità di denaro sia quella corretta, si avrà di nuovo la produzione industriale tornare ai livelli del 2007, la disoccupazione calare ai livello del cinque-sei per cento (di cui abbiamo goduto intorno al 2005 cioè più o meno alla metà del periodo dell’euro). Noi dobbiamo riassorbire almeno un milione e mezzo di disoccupati, e riprendere almeno un venti per cento di produzione industriale, e l’unico modo è creare una quantità di denaro sufficiente.

CONSUMI E MONETA PARALLELA

FC: In che modo la moneta parallela può aiutare i consumi?

GZ: Una persona che si ritrova un certificato che gli arrivi a casa, poniamo che gli sia arrivato il primo gennaio del 2016 e dal primo gennaio del 2017 può utilizzarlo all’Agenzia delle Entrate. Prima di quest’’ultima data, può andare da qualcuno su internet e venderlo a qualcuno che vuole aspettare. Se lui non vuole aspettare, lo vende.

Tu hai ricevuto 2000 euro di “crediti fiscali”? Io te li compro per 1600, 1700, una cifra scontata, tu ricevi gli euro e io ricevo il tuo “credito fiscale”. Fra due anni, io che ho voluto aspettare (e che ho voluto guadagnare qualcosa comprando il tuo “credito fiscale”) li porto all’Agenzia delle Entrate, evito di fare loro un bonifico e mi ritrovo più soldi. Ma io lo so già adesso, quindi già adesso posso pensare di avere più soldi. Ragiono come uno che sa di avere avuto un guadagno.

Tu, a tua volta, hai ricevuto i soldi subito (perché hai accettato di vendermi il tuo credito fiscale con uno sconto che abbiamo magari negoziato). Quindi tu hai i soldi subito e li spendi, io non li ho subito ma ho in tasca qualcosa che vale e dunque posso anticipare e usare i soldi che ho già in banca per fare. Sicché, tutti quelli che vengono coinvolti nell’economia italiana (famiglie e imprese) si ritrovano ad avere più soldi e logicamente una parte verranno spesi di conseguenza.

RIDURRE LA DISOCCUPAZIONE CON LA MONETA PARALLELA

FC: In che modo la moneta parallela può ridurre la disoccupazione?

GZ: Noi abbiamo tre milioni di persone che, secondo le statistiche, sarebbero più o meno in grado e avrebbero la possibilità e l’intenzione di lavorare ma che non possono lavorare. Come già discusso, abbiamo perso un venticinque per cento di produzione industriale. Il numero di aziende che sono fallite (a seconda che si considerino quelle molto piccole) è nell’ordine di trenta-quarantamila. Noi dobbiamo recuperare tutto questo. Dobbiamo recuperare la produzione persa, dobbiamo recuperare i posti di lavoro persi. Dobbiamo mettere in circolazione una quantità di moneta corrispondente. E nel momento in cui un azienda riceve un rimborso fiscale (che vale fra due anni, ma è un rimborso fiscale) – poniamo che tu abbia un’azienda di cento dipendenti, ricevi ad esempio un rimborso fiscale del valore di 50mila euro – e in più tu sai che i tuoi dipendenti e le altre famiglie hanno anche loro ricevuto un rimborso fiscale (e alcuni se lo tengono in tasca, altri se lo vendono) tu hai due effetti: anzitutto, metti a bilancio che hai 50mila euro in meno di tasse (non subito, ma è un fatto reale); in più, tu vedi che la gente ha qualcosa di più da spendere e spende di più. Quindi tu hai due vantaggi: l’azienda vede che si spende di più e quindi è incoraggiata ad assumere qualcuno e a produrre di più; e inoltre vede anche che ha meno tasse da pagare. Quindi, è abbastanza ovvio.

Il problema non è tanto spiegare questo, perché se le tasse vengono ridotte è ovvio che la produzione e anche i posti di lavoro aumentino. Il problema è spiegare che lo puoi fare, che l’Unione Europea non te lo impedirà diciamo. Ecco, quando spieghiamo questa soluzione ci concentriamo sopratutto sul fatto (che è quello meno ovvio) che si può fare, che lo Stato Italiano lo può fare. Può farlo anche subito. Ha il potere e ha tutte le prerogative per emettere questi “certificati di credito fiscale”, farli circolare e difendersi in modo legittimo davanti a eventuali obiezioni dell’Unione Europea, questa è la parte importante, ma penso siamo d’accordo tutti sul fatto che creare moneta e ridurre le tasse migliori l’economia e aumenti l’occupazione.

DEBITI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E MONETA PARALLELA

FC: Sarebbe possibile saldare i debiti che la pubblica amministrazione ha nei confronti dei privati – dei cittadini, delle persone, delle aziende – attraverso la moneta parallela?

GZ: Se l’amministrazione pubblica (comune, regione, Stato) ha un debito da saldare verso delle imprese e oggi non glielo saldi, non dai loro il bonifico perché hai toccato appunto il limite del deficit come comune e/o come Stato, e invece c’è la possibilità di emettere “certificati di credito fiscale”, questo debito può venire pagato con “crediti fiscali”. E le aziende magari te li valutano non al cento per cento, ci potrà essere ovviamente una discussione sul fatto che il settore pubblico deve 100mila a un’azienda e le dà 100mila “crediti fiscali” differiti, e l’azienda può dire che i 100mila “crediti fiscali” che essa sta ricevendo non siano equivalenti a 100mila euro e che invece siano equivalenti a 95mila euro. È vero che fra due anni essa può incassarli, ma fra due anni e non subito. Però in effetti puoi incassarli fra due anni: è scritto in un decreto, l’Agenzia delle Entrate te lo certifica. Quindi un’azienda viene pagata con dei “certificati di credito fiscale” con un piccolo “sconto”. Per cui la risposta è: sì, certo. Le aziende, che sono fornitrici e che hanno dei crediti esigibili vero la pubblica amministrazione, possono venire pagate tramite i “crediti fiscali” invece che con gli euro.

LA MONETA PARALLELA MIGLIORA LA POSIZIONE PATRIMONIALE

FC: Quindi l’introduzione della moneta parallela sarebbe in grado di migliorare la posizione patrimoniale d’imprese, famiglie, persone, cittadini?

GZ: Io sono un’impresa. Ricevo dallo Stato (o per via elettronica, o per posta) un “certificato di credito fiscale” per cui in base al mio numero di dipendenti o al mio fatturato ricevo uno “sconto fiscale” di 50mila euro valevole però dal primo gennaio del 2019 diciamo. L’impresa lo mette a bilancio. Magari l’impresa lo metterà a bilancio non al valore facciale di 50mila, ma magari a 45mila perché (come tutti gli strumenti finanziari) se non lo puoi usare subito ma fra due anni c’è una piccola differenza, giusto? Ma è ovvio che un’azienda, un’impresa che riceva un credito fiscale differito lo metta a bilancio e nella programmazione della sua attività economica ragioni come se avesse 45mila in più. E quindi è in grado di fare qualche investimento in più e qualche assunzione in più.

RISPARMIO FINANZIARIO PRIVATO E MONETA PARALLELA

FC: Cosa accadrà ai risparmi degli italiani con l’introduzione di una moneta parallela?

GZ: Partiamo dalla lira, invece. Dalla soluzione della lira, di tornare alla lira. Quello che succede nella situazione attuale dell’euro sotto l’egida della Banca Centrale Europea lo sappiamo. Dal punto di vista dei risparmi, dei soldi investiti in titoli, in fondi, in gestioni patrimoniali, conti di risparmio, et cetera, negli ultimi tre anni le attività finanziarie degli italiani (che siano soldi in conti correnti risparmio o che siano titoli o fondi) hanno beneficiato del fatto di essere state in pratica garantite dalla Banca Centrale Europea, diciamo, la quale ha stampato tutti questi soldi e li ha usati per tenere su il valore delle attività finanziarie.

Sicché uno dei motivo per cui negli ultimi mesi, negli ultimi due anni, la gente non ha più avuto il senso di frustrazione e di ribellione che c’era nel 2012 è proprio perché i risparmi e l’attività finanziaria degli italiani sono stati al momento garantiti dalla Banca Centrale Europea, perché questa ha creato un qualcosa intorno ai 2000 miliardi e continua a creare fino al 2017-2018 denaro fresco di stampa e li usa per sostenere il valore dei risparmi. Bene. Tutto questo rimane, non cambia. Noi non ci lamentiamo, noi non vogliamo rompere questo sistema. Continuino pure.

Però, parallelamente – “moneta parallela” – vogliamo anche fare qualcosa non solo per il risparmio, per chi ha dei soldi. Vogliamo fare anche qualcosa per chi non ha i soldi, per chi è disoccupato, per chi ha dei debiti. Quindi il programma di Mario Draghi, della Banca Centrale Europea, che è un programma sostanzialmente di aiuto e supporto a chi ha dei soldi, a chi ha dei risparmi, continua. In parallelo noi creiamo dei “crediti fiscali” che diamo a chi lavora, alle imprese e ai lavoratori. E le due cose vanno, come dice il termine, in parallelo. Il problema è che non possiamo continuare soltanto ad aspettarci che il mercato finanziario e le attività finanziarie vengano difese, sostenute, fatte incrementare, e si faccia morire l’agricoltura, l’industria, lasciando la gente disoccupata. In parallelo bisogna anche creare un po’ di moneta per le aziende e le imprese riducendo loro le tasse.

MONETA PARALLELA ED EVENTUALI SVANTAGGI

FC: Secondo te, nella situazione economica attuale, l’introduzione della moneta parallela potrebbe provocare degli svantaggi?

GZ: Il problema è solo dell’attrito, dell’opposizione che incontri a livello dell’Unione Europea, della Banca Centrale Europea, della ex-Troika, della Commissione Europea. In Italia poche persone sono contrarie ad avere più soldi in tasca.

Chi è contrario? La Germania, la Banca Centrale Europea, la Commissione Europea per una serie di motivi fittizi, artificiali e fasulli, in base ai quali si è detto che non si possono fare dei deficit pubblici oltre il tre per cento e che si deve ridurre il “peso” del debito pubblico (quindi, austerità, austerità, austerità in eterno). Il problema nostro è convincere la gente che quello che ti dicono è falso, che non c’è bisogno di continuare con l’austerità. L’Italia ha una necessità disperata di farla finita con l’austerità. E noi speriamo che le forze politiche, che si sono mosse in questa direzione, capiscano che c’è una soluzione pratica immediata da poter proporre. Limitarsi a parlare del giorno quando “si ritornerà alla lira” non è qualcosa, purtroppo, di pratico ed efficace.

BENEFICI PER IMPRESE, FAMIGLIE, PERSONE

FC: Quindi, attraverso la moneta parallela, non ci sarebbero degli svantaggi per le imprese, le famiglie, le persone qui in Italia?

GZ: No, perché dai loro qualcosa in più.

Facciamo l’esempio della lira. Il problema della lira qual è? Tu una mattina ti svegli e ti ritrovi che i soldi, che avevi in banca, sono stati “ridenominati” come si sul dire. Ossia, titoli o conti o saldi del conto corrente o conto risparmio non sono più in euro ma sono in lire. È molto probabile che la lira valga di meno. Anche se è vero che tu questi soldi li spendi in Italia e quindi vai a comprare nel negozio in lire e hai soldi in lire, è un fatto che però questi soldi varranno meno di prima. Niente di tutto questo noi diciamo nel nostro caso. Gli euro che una persona, un’azienda, un’istituzione ha rimangono. Tutto rimane come prima. Noi si fa semplicemente una cosa in più, un’addizione. Come tutte le cose in più, non si vede perché qualcuno debba lamentarsi. Ripeto: gli unici che avranno da lamentarsi saranno i tedeschi, sarà la Banca Centrale Europea la quale perde il controllo diciamo totale sulla situazione di cui essa adesso gode. Ma in Italia nessuno può lamentarsi. Quello che si lamenteranno e che criticheranno (e che hanno criticato la proposta) sono, in sostanza, quello che dicono: «ah ma tanto l’Europa non te lo fa fare», ma nessuno mette in discussione il fatto che all’Italia convenga e che gli italiani avrebbero solo dei vantaggi. Ti dicono semplicemente che l’Europa non te lo consente.

UNIONE EUROPEA E MONETA PARALLELA

FC: Secondo te, la proposta della moneta parallela può superare ogni eventuale obiezione a livello europeo?

GZ: Sì, e questo è molto importante. Noi abbiamo provato a spiegare il dettaglio anche legale. Due cose sono molto importanti.

Uno, che legalmente tu non stampi dei soldi (quindi, che non hai creato degli euro e non sei in violazione della regola per cui uno Stato singolo non può crearsi della moneta).

Due, non crei del debito. Non emetti dei titoli di Stato addizionali che costituiscono debito.

Quindi, né “debito” né “moneta”. Emetti una “quasi moneta”, qualcosa che serve a ridurre le tasse e le riduce con due anni di ritardo. Come ho provato a spiegare (e com’è spiegato molto più in dettaglio nei nostri libri), questo è un meccanismo che per due anni rimette in moto l’economia, crea liquidità e aiuta a far crescere il PIL. Il problema della Comunità Europea, della Commissione Europea, della Banca Centrale Europea lo risolvi dicendo loro: «noi si fa aumentare il PIL per due anni senza creare debito (perché non stiamo emettendo dei Bot, dei Cct o dei Btp). Fra due anni, però, non dovete preoccuparvi perché in base alle nostre simulazioni e ai nostri calcoli il PIL sarà cresciuto di duecento miliardi, le tasse che s’incasseranno nel 2019 saranno aumentate di, mettiamo, circa metà dei PIL (quindi diciamo una cifra intorno agli ottanta-novanta-cento miliardi) e così anche i “certificati di crediti fiscale” che vanno in scadenza (e dunque riducono le entrate dello Stato) verranno compensati perché c’è stato un aumento di PIL per due anni».

Poniamo che quest’anno si emettano ottanta miliardi di “crediti fiscali” che vanno in scadenza tra due anni, per due anni questi circolano, l’anno prossimo ne emetti degli altri, quindi un totale di centocinquanta-centosessanta-centottanta miliardi, girano per due anni, la gente li utilizza in vari modi, il PIL aumenta da 1600 a 1800 miliardi, quando vanno in scadenza hai duecento miliardi in più di PIL. In parte c’è anche dell’inflazione dentro, ma l’importante è che il PIL in euro aumenti di 200 miliardi (com’è molto probabile e come conferma anche Mediobanca). Lo Stato incasserà più soldi. Sicché, da una parte gli “escono” più soldi (perché, invece di ricevere un bonifico da me, riceve un “credito fiscale” che gli ho girato), dall’altra però l’economia è aumentata, sono aumentati i posti di lavoro, e quindi le transazioni, gli acquisti, le spese e si ritrova anche una base imponibile maggiore.

Dunque, alla Commissione Europea dici: «noi abbiamo trovato questa soluzione per mantenerci dentro i vostri limiti del debito e del deficit, e allo stesso tempo fare però girare di più l’economia per i prossimi due anni. Spiegateci cosa facciamo di sbagliato». E, nel caso ci sia una censura, un dissenso, et cetera, lo Stato Italiano ha la possibilità di negoziare da una posizione di forza e di dire che ha il diritto di farlo, che ha il diritto di andare avanti su questa strada. Per la prima volta si avrebbe la possibilità d’imporre gli interessi dell’Italia all’interno dell’Unione Europea.

TITOLI DI STATO A VALENZA FISCALE PER EVITARE LA SPECULAZIONE

FC: Se il progetto di moneta parallela fosse realizzato, quali provvedimenti si potrebbero adottare per prevenire e quindi evitare attacchi speculativi sui titoli di Stato italiani?

GZ: Nel formulare la proposta, l’abbiamo corredata anche con altre due o tre cose, meccanismi, perché ci siamo posti il problema appunto di quale sarà la reazione dei mercati finanziari (che potrebbe essere negativa su, non so, i titoli bancari italiani). Abbiamo pensato: come possiamo proteggere l’Italia e il governo italiano che si mette a creare della “moneta” all’interno dell’euro.

Allora, come tutti sanno tre-quattro anni fa ci fu la famosa crisi dello spread. Quindi, i titoli di Stato e i Btp italiani (che valevano cento) andarono a settanta. Panico, titoli sui giornali (“Fate presto”), qualcuno se lo ricorda. Come dicevo prima, il Quantitative Easing di Mario Draghi protegge da questo rischio. Ma, se tu vuoi “blindare”, “proteggere”, il sistema bancario e il debito pubblico italiano hai anche altri sistemi, e un sistema molto semplice è questo: tu dichiari che una nuova emissione di titoli di Stato è utilizzabile per pagare le tasse. È simile al meccanismo dei “crediti fiscali”. Il “credito fiscale” è un titolo che tu usi per pagare le tasse. Se tu vuoi evitare che ci possa essere una speculazione contro i titoli italiani, tu li dichiari valevoli per pagare le tasse. A quel punto, uno che ha in mano il titolo di Stato sa (anche se vede che la speculazione lo sta facendo scendere) che l’Agenzia delle Entrate glielo valuta a cento. Sicché se la quotazione del tuo titolo di Stato (che era a cento-centocinque) è scesa a novanta, ciò diviene al limite un’occasione per comprarne perché tu fra un po’ puoi consegnarlo all’Agenzia delle Entrate che te lo valuta cento.

In foto, prima pagina de “Il Sole 24 Ore” durante la fase più acuta dalla crisi degli spread sui titoli di Stato italiani. Introducendo la clausola della “valenza fiscale” sui titoli di Stato emessi dal Tesoro italiano è possibile eliminare il “rischio spread” per sempre e una volta per tutte.

Se avessimo magari un’altra occasione per discuterne questo sarebbe un tema importante, in quanto i titoli di Stato oggi sono diventati “moneta”. Il modo più semplice per capirlo è quello di guardare i giornali. I titoli di Stato rendono zero, giusto? Alcuni rendono addirittura meno di zero. Quelli che rendono di più danno l’uno per cento. In altri Paesi rendono praticamente tutti zero. Allora, quanto dei titoli di Stato (che sono un’emissione dello Stato) hanno un rendimento zero, non sono altro che una forma di “moneta” perché la moneta è un’emissione dello Stato che non porta un interesse, giusto? I titoli di Stato oggi hanno degli interessi che sono praticamente a zero.

Questo significa che la crisi bancaria ha fatto pian piano capire alla gente e alle istituzioni che è più sicuro un titolo di Stato dei soldi in banca. Se in buona parte d’Europa, soprattutto le istituzioni, preferiscono avere un titolo di Stato che paga un interesse negativo (ad esempio se compri un titolo tedesco, svizzero, danese, et cetera, e anche alcuni titoli italiani e spagnoli) ciò significa pagare lo Stato per comprare il titolo. E cosa vuol dire? Perché non tengono i soldi in banca? Perché dicono che è più sicuro un titolo di Stato tedesco (o anche italiano nelle scadenze brevi, o spagnolo, et cetera) che non tenere i soldi in un conto in banca.

Ciò ti dimostra che, ormai, la distinzione tra “titoli di Stato” e “moneta” si è annullata nella pratica. Se tu ne prendi atto, allora dici: «bene, se ne prenda atto e facciamo un decreto che dica che le tasse si possono pagare con dei titoli di Stato». A quel punto, la speculazione non può farci niente. Non può buttarli giù. Se il titolo da cento va a ottanta, molti diranno: «benissimo, me li vado a comprare e quando pago l’IMU o pago l’IRAP li consegno a cento all’Agenzia delle Entrare e ci guadagno venti». Il discorso (che è molto interessante, ma che non vorrei prendesse troppo spazio) dei titolo di Stato a valenza fiscale è che si tratta di un modo per proteggere dalla speculazione il debito pubblico italiano. E noi abbiamo prodotto alcune analisi per dire che si può fare e che può essere aggiunto al discorso dei “certificati di credito fiscale”.

LA QUALITÀ DI CREDITO FISCALE DELLA MONETA

FC: Ciò in quanto una delle caratteristiche della moneta è quella di essere accettata per il pagamento delle tasse?

GZ: La moneta, nel mondo moderno, ha valore perché viene accettata. Non ha un valore intrinseco, lo sappiamo tutti. È cartacea o elettronica ma, alla fine, in ultima analisi, è il fatto che qualcuno te l’accetti. E questo qualcuno è lo Stato, perché se lo Stato l’accetta tutti si fidano. Il fatto che lo Stato l’accetti per il pagamento delle tasse è quello che, sostanzialmente, definisce la moneta. Non il suo valore intrinseco (non è più oro, non è più legata ad alcunché). Quindi, nel momento in cui lo Stato emette – invece che cinquecento euro – cinquecento di Bot, o di Cct, o di Btp e dichiara che tu li puoi usare direttamente (senza cambiarli prima in euro) per pagare le tasse, lo Stato ha sostanzialmente e praticamente creato della moneta. Basta che faccia il decreto che dica che tu con i Btp ci paghi direttamente le tasse.

Perché è importante? Perché in questo modo si è in pratica eliminato il problema del rischio dello spread, del rischio del debito pubblico. Lo ripeto: nel 2012, quando c’è stato il passaggio a Monti, i Bpt che erano a cento erano crollati a settanta-sessantacinque-sessantatré, non sarebbe successo se ci fosse invece stata una emissione di Btp valevoli per pagare le tasse perché tutti quelli che dovevano pagare le tasse (specialmente le istituzioni) se li sarebbero comprati appena scendevano molto e poi li avrebbero consegnati all’Agenzia delle Entrate.

Questo è un discorso leggermente più complicato, ma è un modo per far capire alla gente che il debito pubblico come “bau bau”, come “spauracchio” che è stato usato come “ricatto” per imporci l’austerità in realtà non ha senso, non esiste. Il debito pubblico è in realtà una forma di moneta e dal punto di vista pratico, oggi, in Europa e in gran parte del mondo, il debito pubblico è considerato più sicuro dei soldi in banca. E la prova è che il debito pubblico costa adesso zero, e in molti casi meno di zero. La gente lo preferisce a tenere i soldi in banca.

Quindi, smettiamo di dire che il debito pubblico è un rischio. Il debito pubblico è una forma di moneta. Non è un discorso che possiamo liquidare in alcuni minuti, ma è molto importante per togliere alla gente questo “fantasma”, questo “spauracchio”, del “famoso” debito pubblico il quale è stato usato per imporre l’austerità, le finanziarie, gli aumenti di tasse che hanno strangolato l’economia italiana. Quindi, noi abbiamo provato a spiegare in vari modi che il debito pubblico è una forma di moneta. Per cui basta con l’austerità, basta con queste tasse. Lo si dichiari moneta, e torniamo a lavorare in sostanza.

 

Trascrizione a cura di Jacopo Brogi e Francesco Chini

 

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Giovanni Zibordi è un consulente finanziario. Dopo aver ottenuto la laurea in economia presso l’Università di Modena con il massimo dei voti, prosegue gli studi prima alla Sapienza di Roma e poi in USA alla University of California presso la quale consegue un master in business and administration. Sin da 1990 è consulente per aziende multinazionali. Dal 1996 si occupa di analisi dei mercati azionari e di trading in strumenti azionari e derivati. Dal 1999 è curatore del sito di analisi finanziaria cobraf.com dove si occupa di approfondire questioni economiche, notizie di attualità e temi sociali. Con l’economista Marco Cattaneo è autore  di “La soluzione per l’euro – 200 miliardi per rimettere in moto l’economia italiana” (Edizioni Hoepli). Insieme ad altri autori, pubblica per MicroMega l’ebook “Per una moneta fiscale gratuita – come uscire dall’austerità senza spaccare l’euro”. 

Francesco Chini è coordinatore dell’associazione Economia Ecologica e collabora con l’officina artistico-culturale “La Fabbrica dell’animazione” di Bottega p’Artigiana. 

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