LA MANOVELLA DELLA MACCHINA DEI SOGNI

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Se, invece di vivere in un un clima (a)sociale in cui si è scelto di privilegiare la competitività e di puntare sull’innovazione a tutti i costi oltre che su meccanismi sempre più tecnicizzati e differenziati di asimmetria informativa, si mirasse alla semplicità e alla trasparenza allora tutto diventerebbe più facile e piacevole. Controllati e controllori, buoni e cattivi, schiavi e padroni, ricchi e poveri, starebbero tutti meglio in quanto le persone avrebbero meno cose su cui doversi incaponire. Di conseguenza, tutti avrebbero più tempo da dedicare a godersi la vita in santa pace e a fare appieno esperienza sia del rapporto con se stessi che delle relazioni con gli altri.

Nel gioco delle parti, gli individui imparerebbero quindi a prendersi meno seriamente. Succederebbe così che i meccanismi di relazione, lavoro e vita diverrebbero più semplici e lineari. Le persone sarebbero indotte a farsi i fatti propri in maniera sana sul piano individuale, in modo da convivere bene insieme agli altri e con maggiore equilibrio sul piano sociale. In questo modo si creerebbe, inevitabilmente, un clima di collaborazione e di dialogo sano e sensato. Sicuramente si verrebbe a creare un clima più pacifico, nel quale l’interruzione del silenzio e della quiete diventerebbe un evento positivo e stimolante. Ciascuno avrebbe più tempo per concentrarsi su ciò che gli fa bene e si assisterebbe a un generale innalzamento della qualità, sia sui prodotti, che sui servizi, di ogni genere. Senza dubbio, in un simile contesto ci s’indirizzerebbe sempre più verso bisogni reali di produzione ed espressione. La forbice delle diseguaglianze sociali (che ora si stanno ampliando e che stanno pertanto generando comportamenti sociali anomali e inquietanti, di cui nessuno può concretamente dirsi contento) si chiuderebbe e si creerebbe un equilibrio dotato di un suo intrinseco senso di sostanziale democrazia ed effettiva meritocrazia.

Senza smarrirsi tra disquisizioni in merito a grandi teorie e senza dilungarsi su troppi discorsoni di tipo economico o politico, basterebbe in pratica ricorrere alla semplicità del buon senso affinché tutto possa aggiustarsi da sé e senza troppi sforzi. Sarebbe una guarigione dello spirito sociale e, per mezzo degli stimoli appropriati, essa potrebbe avvenire naturalmente e con giovamento per le vite di tutti.

Le mie saranno anche riflessioni da Fantasilandia, ma con alcuni esseri umani è possibile ricorrere al metodo, clinicamente testato, del buon senso. Non capisco perché le persone si ostinino a prendere per buoni una forma mentis e un modus operandi che a nessuno fanno bene e, in primis, non fanno bene alle persone stesse. E, soprattutto, non capisco perché non siano i politici i primi a dare il buon esempio.

Resta il fatto – e, forse, questo è uno dei grandi misteri dell’evoluzione umana – che le utopie diventano realtà solo quando un nutrito gruppo di persone sveglie e determinate sceglie di condividere, insieme agli altri, lo sforzo di muovere quell’unica manovella con cui si può azionare la macchina dei sogni.

 

Shirin Chehayed

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