1 MARZO: MILANO SENZA FRONTIERE PER IL DIALOGO TRA LE CULTURE

1marzo

Vi segnaliamo che la rete di associazioni Milano Senza Frontiere Domenica 1 marzo 2015 alle ore 15.00 in Piazza Duomo a Milano organizza un’iniziativa che sarà dedicata alle storie dei migranti, alle contraddizioni che stanno emergendo e alla possibilità che le storie di vita rappresentino un momento di incontro e riflessione. Lo scopo dell’iniziativa è alimentare l’impegno per costruire una società che non discrimina, una società senza razzismo, una società che possa garantire meglio i diritti di tutte e di tutti.

Arcobaleni in marcia, Convergenza delle culture, Arci lesbica, Todo Cambia, Ass.Dimensioni Diverse, Macao, Spazio Mondo Migranti, Coordinamento delle Associazioni Islamiche di Milano e Monza e Brianza, Sisa, Associazione d’amicizia Italia Cuba, Altra Europa Milano e Provincia, PRC-Federazione di Milano, Sel Zona 4, Studio 3R, Consulta Rom e Sinti-MI, Naga, Partito Umanista, Rete Sportelli Senza Permesso, sono le associazioni promotrici dell’iniziativa.

Per informazioni e adesioni: stessabarcamilano@gmail.com

 

 

Le piccole o grandi storie umane non hanno colore, genere o nazionalità. Quelle di Giovanni e Anna, ma anche quelle di Souad e Jorge sono le storie di chi ogni giorno lotta per il diritto ad una vita dignitosa.

«È notte, sento bussare forte. Non so chi è, o meglio non vorrei saperlo. Da quando è giunta la lettera di sfratto non faccio altro che pensare a come sarà questo momento. Mio marito è sdraiato vicino a me, lo sento piangere anche se è voltato dall’altra parte; orgoglioso com’è non vuole farsi vedere! A me invece le lacrime rigano il viso senza sosta. Come faremo a svegliare Marisol e Armando per portarli fuori con questo buio? Sento urlare: “Aprite ufficiale giudiziario”! Ho paura. Vorrei tenere chiusa quella porta, o meglio, vorrei avere una casa dove non ho aver paura ad aprire la porta.»

 

«Mi chiudo in bagno con l’emozione a mille, non vedo l’ora di provarmi il nuovo mascara che ho comprato con Samantha lunedì pomeriggio. Mi specchio. Ho le guance rosse. Beh, a dire la verità, le ho così tutte le volte che faccio qualcosa di nascosto. Tiro fuori mascara e rossetto, non so con quale dei due iniziare. Sento bussare la porta. “Giuseppe, esci! Dai che mi aspettano, devo scappare!” È mio fratello Luca, si farà bello per uscire con qualcuna. Nascondo i miei trucchi nella tasca della felpa. Mi do un’ultima occhiata, devo farmi la barba. Un giorno mi farò bella anch’io per qualcuno. Esco, mi arrendo alla società. Ma prometto a me stesso che è solo per ora. Un giorno sarò me stessa.»

 

«Cammino spesso per Milano e tutte le volte che sento delle campane cerco con gli occhi la chiesa più vicina. È una gioia sentirle e sapere che i miei fratelli e sorelle sono chiamati a pregare Dio in chiese grandissime e bellissime, piene di storia e di arte. Poi penso allo scantinato dove preghiamo noi, freddamente spoglio. Tutte le volte per entrare devo stare attenta a chinare la testa per non sbattere contro lo stipite della porta.Vorrei un posto pieno di luce, di colori, pieno di gioia. Voglio anch’io pregare nella mia città, voglio pregare a Milano.»

 

«Chiudo la porta dietro di me. Ho le lacrime agli occhi, ma non posso piangere. Un fabbro di 40 anni non piange mai. Sicuramente la situazione da qui a fine mese migliorerà. Non possono lasciarmi a casa dopo 10 anni di fedeltà. Dopo 10 anni di vita per questa fabbrica, per questo paese, per la parola lavoro. Cosa dirò a mia moglie, ai miei figli? Che cosa e chi sarò io da domani?»

 

«Sono fuori dal comune. È sera ed è buio, ma il buio che ho dentro di me è peggio. Come si permettono di dirmi che non sono abbastanza per essere candidabile, che non ho le spalle coperte, che non sono di una famiglia importante?! Ho urlato loro che per fare il bene di questa città non bisogna mica avere queste sciocchezze, ma serve solo essere onesti, trasparenti e capaci, doti che loro neanche immaginano. Si sono fatti una grossa risata. Dentro di me ho pensato “un giorno farò il bene di questa città”. Mi giro e mi accorgo di essere fissata da lui, pelle olivastra e occhi verdi come il mare. Scopro di aver pensato a voce alta: “Beata te” – mi dice con il capo chino – “almeno tu puoi votare! Da straniero neanche quello, a me, è permesso fare”.»

 

«“Marco, io spengere te”. “Si dice spingere Adel, spingere!” Da quando non viene più maestra Viola è Adel che spinge la mia carrozzella, mette in ordine il mio zaino e divide con me la sua merenda. La mamma mi ha detto che non posso più avere una maestra speciale tutta per me perché lo Stato non da più i soldi. Mi sono sentito perso, abbandonato. Le ho detto che avrei dato io i miei risparmi. Poi però è arrivato lui, grosso più di tutti gli altri bimbi, forte e buono. Non parla ancora bene l’italiano, ma neanche io parlo ancora bene l’inglese. Lo aiuterò a fare i compiti. In attesa che torni maestra Viola ho il mio amico Adel.»