CECILIA MARCHESE: ARBEIT MACHT FREI ?

11174959_10205690239608040_3374037262909996400_n

 

 

Ieri Festa dei Lavoratori.
Chi un lavoro lo cerca disperatamente, chi un lavoro ce l’ha e non ci cava l’affitto, chi un lavoro gli sta mandando in pappa il cervello.

Ma riflettiamo obiettivamente, senza pregiudizi e peli sulla lingua, sul senso dello stesso concetto di “lavoro”.

Il lavoro è un aspetto fondamentale della vita umana… e di tutti gli esseri viventi.
E’ quel procurarsi le risorse della sussistenza quotidiana che semplicemente permette di proseguire l’esistenza !
Nel Paleolitico europeo il lavoro era andare a caccia di bisonti, il lavoro delle piante è trasformare l’ossigeno in azoto e viceversa.
Oggi però – nel mondo neocapitalista e nel suo suburbio coloniale – il lavoro (quando c’è) cos’è diventato ?

Il turno medio di un lavoratore (qualunque sia la retribuzione) è di circa 8 ore al giorno.
Mo’ facciamo un po’ di conti alla vita del lavoratore.
8 ore trascorse al lavoro.
Aggiungiamo le ore di sonno necessarie al mantenimento della salute – mettiamo mediamente 8.
Aggiungiamo il tempo che si impiega per raggiungere e tornare dal posto di lavoro (a parte pochi fortunati che hanno l’ufficio sotto casa): almeno 1 ora la dobbiamo considerare ed è già poco).
Aggiungiamo le ore necessarie per soddisfare i bisogni elementari della persona e sbrigare le faccende quotidiane (lavarsi, vestirsi, mangiare, fare la spesa…): 2 ore vanno senz’altro considerate.
Così ci troviamo con una media giornaliera di 8 + 8 + 1 + 2= 19 ore al giorno dedicate al lavoro e al contesto che esso richiede.
Dunque: tenendo conto che 1 giorno conta di 24 ore… è possibile che le ore a disposizione per l’-essere umano in sé- restino appena 5 e spesso non siano neanche pienamente utilizzabili poiché da destinare ad aumentare quel poco riposo concesso o per svolgere tutte le altre incombenze quali, giorno dopo giorno, si presentano nella vita quotidiana ?

Bene.
Teniamo ancora conto che, in linea di massima, l’anno del lavoratore medio prevede sì e no 2 giorni di riposo settimanale, 2 settimane o (nei casi felici) 1 mese di ferie + quella decina dei giorni rossi nel calendario.
Vale a dire che l’esistenza di ogni essere umano nell’intero arco dell’età adulta (tranne per chi – e oggi sono molti, troppi – disgraziatamente è disoccupato) è interamente assorbita dal lavoro.

-Quale- lavoro poi ?
Chi può dire di svolgere perlomeno un lavoro gratificante, che piaccia, che rispecchi le proprie inclinazioni… o che sia almeno neutrale, non sgradevole, non odioso, e -soprattutto- non inutile ?
Per carità !
I lavori duri e difficili sono necessari. Esistono e forse ne esisteranno sempre. Ma che almeno siano gestiti con turni brevi e tempo libero adatto al carico che il lavoratore si accolla – senza che la retribuzione ne risenta !
Adesso si stanno affollando sempre più lavori assurdi, improbabili e lontani da ciò che emerge dall’umanità e dalle sue esigenze reali: il call-center, il profiling-manager, il job-consultant… moltiplicazione virale di termini che “fanno inglese” di cui io, pur avendo un inglese quasi perfetto, non riesco a capire una benemerita mazza !

Tutto questo -ha un senso- ?
La persona impegnata fino al midollo in un’attività che garantisce la sua sopravvivenza ma al prezzo (incommensurabile) di un’alienazione pluridecennale (eh sì ripeschiamo il termine marxista !): che tempo ha per prendersi cura di sé ? Dei suoi affetti ? Del suo sviluppo individuale e sociale ? O semplicemente di guardarsi intorno e fiutare l’aria che tira ?
No: volente o nolente la frenesia del lavoro alienato e onnipervadente la rende sempre più piatta e istupidita. L’utile robot idiota che i piani alti girano e rigirano a piacimento.
Quante belle potenzialità inespresse e possibilmente utili a tutta la società potremmo trovare in un uomo che per sbarcare il lunario è incatenato alla catena di montaggio e, pur facendo mille salti mortali, non può dedicarsi ad altro ?

Tutto questo vi sembra perfettamente normale ?
Avete fatto pure voi i vostri conti ?
Ok aggiungete pure questo: il delirio collettivo dell’Arbeit UEber Alles è assolutamente inutile !!

Tirate le somme – a cosa serve imbarcarsi su questa giostra impazzita ?
Girare come una trottola per quasi tutta la vita: qual è il beneficio che apporta alla comunità ?
Ci garantiamo missili intercontinentali e scudo spaziale ? Ci arriva un nuovo giocattolone elettonico al mese ?

Diamine: personalmente non propendo per nessuno dei movimenti pauperisti che da un po’ (per ovvia reazione, magari opportunamente eterodiretti) stanno emergendo in tutto il mondo neocapitalista.
Non auspico una “decrescita” – che l’umanità sia crescita, sempre !
Però che questa crescita sia crescita v-e-r-a: crescita dell’umanità come tale, come qualità della vita, come aumento del benessere collettivo ! Non dei consumi di minchiate o di una tecnologia che as/serve l’umanità invece di servirla. I selfie non sono “benessere” !
E già, a dimostrare che ho ragione da vendere, la “crisi”  – il dilagare di insicurezza, miseria e disperazione, interviene a scuotere le fondamenta (di sabbia) in un sistema di vita completamente folle e sballato.

“Progresso” e “sviluppo” sono due concetti completamente diversi.