Di Ylenia Raviola ed Elisabetta Coraini. Con Ylenia Raviola
Tra un silenzio assordante interiore destinato a fare rumore e il caos che non trova parole per esprimersi, Ylenia Raviola è nata sotto il segno di un sogno da realizzare. Ha sempre pensato di essere “diversa” rispetto agli altri, di dover affrontare gli step del suo percorso terrestre con un livello di difficoltà “speciale”. La vita non l’ha mai smentita. Ha costruito una trincea di coraggio che la porta a non abbassare mai la guardia, facendo il possibile per abbattere tutte le barriere che le si presentano.
Ha provato a bussare a tante porte, cercando qualcosa a cui potesse appartenere; l’arte è l’unica che non l’ha mai respinta. Per questo le ha venduto l’anima, ed è lei a bussare alla sua porta. La sente provenire da un nocciolo interiore, che piano piano si schiude, lasciandola irradiarsi lungo le ferrovie emozionali che la percorrono.
Si sente portatrice di un valore che oltrepassa il confine dell’apparenza. Lo spessore delle sue crepe retrocede e l’arcipelago che la compone assume una forma più omogenea; le sue emozioni si allineano, facilitano la reciproca fusione e si completano. Ha sempre camminato sul filo dell’arte, che con il tempo si è plasmato, ha cambiato forma e sfumatura. Ha unito la necessità di raccontare il mondo esterno alla danza, e da questo connubio è germogliata la figura del “danzautorato”.
Quando il movimento si appropria del suo corpo, sente di riuscire a mostrare la sua versione migliore. Nessun blackout è in grado di spegnere o indebolire la sua scintilla interiore. I tasselli del suo puzzle emotivo raggiungono un equilibrio paradisiaco e la cronica paura di fallire si sfuma nella consapevolezza di poter lasciare il segno nella memoria delle persone.
Il suo percorso danzante è scandito da momenti che l’hanno segnata, nel bene e nel male. Si è esibita ovunque. Per strada, sul cemento, su una zattera agganciata alla piscina di un villaggio, nel suo garage, nel parcheggio del supermercato. Ogni volta è accaduto qualcosa che l’ha convinta di aver venduto l’anima all’universo giusto, quello dell’arte.
“L’arte è un detergente purificante che fa calare il trucco dagli occhi, fa intravedere le paure e le trasforma in magia”.
In un mondo usa e getta, dove tutto corre e niente resta, ci si preoccupa dell’immagine filtrata che la personalità assume agli occhi della superficialità. La vista si annebbia non appena ci si trova davanti ad un concetto che non fa tendenza, come se non incanalarsi nelle foci considerate “migliori” fosse una colpa, un difetto, una debolezza, un reato.
Sul filo della contraddizione, è costante la ricerca di felicità, ma ci si innamora di quella canzone in grado di trafiggere i ricordi, farli a pezzi, masticarli e rigettarli sotto forma di emozione. Si riferisce a quel dolore terapeutico, quasi masochista, in cui risiede la chiave dell’arte.
“I miei contorni vengono percorsi da ricordi cronologici danzati e recitati”.
“DIETRO LE QUINTE”, di Ylenia Raviola ed Elisabetta Coraini, con Ylenia Raviola
Sabato 10 maggio 2025, ore 18
La fabbrica dell’animazione
via Rivoli 4, Milano (M2 Lanza – Linea verde)
L’ingresso è libero, ma è gradita un’offerta libera a sostegno di chi si esibisce
