MANUEL DE PALMA: IN DIFESA DELLA FILOSOFIA

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Quando generalmente ci si approccia ad una discussione riguardante qualsiasi argomento di qualsiasi disciplina, sarebbe buona norma possedere delle conoscenze preliminari, possibilmente piuttosto elevate, di quell’argomento e di quella disciplina.
Per la filosofia questa frase non è del tutto vera: a meno che non si voglia ridurre la filosofia a semplice nozionismo e mera disciplina accademica. Non è in nessun modo possibile sostenere che solo chi ha studiato filosofia in università possa aprocciarsi ad essa (sarebbe infatti la morte della filosofia stessa).
Vista la particolare natura della disciplina filosofica, questo non significa tuttavia che chiunque si possa sentire autorizzato ad affermare qualsiasi sciocchezza su di essa… eppure ciò accade molto spesso!

Vi sono due casi, molto diversi, in cui questo accade: il primo è il caso dell’opinionismo, ossia la totale assenza di ricerca della verità e l’assolutismo dell’opinione. Di questo caso, per motivi di tempo e spazio, non ne parlerò, concentrandomi invece maggiormente sul secondo.
Si tratta di quella particolare corrente di pensiero di cui si fanno portabandiere scientisti, positivisti, neopositivisti, debunkers ecc., che qui chiameremo per comodità “scientismo”.

Lo scientismo è quella corrente di pensiero che sostiene la superiorità della scienza su qualsiasi altra conoscenza (compresa la conoscenza filosofica, che verrebbe ridotta a semplice ancella della scienza), poiché “la scienza funziona, dunque è vera”.
Questo salto (totalmente arbitrario) dalla funzionalità alla Verità rappresenta il principale cavallo di battaglia degli scientisti, ma allo stesso tempo il loro tallone d’Achille.
La mia tesi, a scanso di equivoci, non vuole essere quella di negare la verità scientifica: quello che voglio sostenere e argomentare qui è l’esistenza di una verità e di una ricerca di essa completamente indipendenti dalla scienza… detto in parole povere, voglio sostenere l’autonomia della filosofia nella ricerca della verità.
Se giustamente appare assurdo negare una qualche verità alla funzionalità (se una cosa funziona, è vero che funziona!), dovrebbe apparire ancora più assurdo porre la funzionalità come condizione della verità!

Anzitutto è necessario porsi la domanda “funziona per chi?” – rivelando dunque per quella che è la presunta oggettività di cui ama ammantarsi lo scientismo – e in secondo luogo occorre seguire questo ragionamento: prima di ridurre una realtà ad un utile è necessario definire chiaramente questa realtà in maniera statica e descriverla in maniera assolutamente oggettiva.
Sembra ovvio che questo è ciò che la scienza fa ed ha sempre fatto: definire staticamente una realtà e descriverla oggettivamente, astraendosi completamente dalla propria soggettività… eppure, se ci pensiamo bene, tutto ciò è quanto di più soggettivo possa esistere: ogni volta infatti che ci accingiamo ad una descrizione, utilizziamo un linguaggio che serve a rendere statica una realtà che tuttavia non lo è affatto!
Ogni cosa infatti è in costante trasformazione, interdipendente e completamente irriducibile ad ogni descrizione e definizione… se infatti non vi fosse alcun soggetto che cerca di fissare una realtà dinamica, non vi sarebbe alcuna descrizione e ancora meno alcuna funzionalità (ecco che la domanda “funziona per chi?” trova qui una risposta).

Quella della scienza dunque non è che una conoscenza convenzionale, certamente utile e funzionante, ma che sicuramente non può arrogarsi il diritto di essere “la Verità”.
Dal canto suo, la filosofia, quando si interessa del mondo, non può essere interessata a questo genere di conoscenza.
La filosofia infatti nasce proprio dallo stupore di questa terribile consapevolezza: ogni cosa è irriducibile ad ogni definizione e descrizione, in quanto in costante trasformazione.

Essa utilizzerà dunque sì un linguaggio, ma un linguaggio completamente diverso da quello scientifico! Un linguaggio molto più simile a quello poetico che a quello scientifico, capace di muoversi in questo mondo dinamico, senza cercare di bloccarlo e di fissarlo.
È evidente dunque che il linguaggio della filosofia non è un linguaggio descrittivo, come nemmeno la sua verità è una verità descrittiva: si tratterà invece molto più probabilmente di un linguaggio capace di portare gradualmente il filosofo a trascendere la sua dimensione descrittiva e ad accogliere infine la realtà per quella che è in quel meraviglioso (e terrifico) silenzio interiore che dovrebbe rappresentare il culmine di ogni discorso.
La ricerca della Verità da parte della filosofia è dunque una ricerca accogliente, volta non a dominare e descrivere il mondo, ma ad accoglierlo in tutte le sue contraddizioni.
Per concludere, con buona pace degli scientisti, la filosofia non sarà mai un’ancella della scienza, poiché sono due campi di ricerca completamente diversi sia nella forma, sia nel contenuto… e ciò che lo scientista chiama “la Verità”, per il filosofo è la morte della Verità.

Manuel De Palma

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