INTERVISTA: UN TÈ CON… EZIO GERBORE

11120025_10204782485104517_1230993826_n

Stefania Tagliaferri ed Ezio Gerbore A Les Mots

Ezio Emerico Gerbore arriva nel mio salotto in tarda mattinata.

Ezio è uno storico che da più di trent’anni si occupa di ricerca sugli aspetti economici e sociali del medioevo valdostano, collaborando con organizzazioni culturali italiane e straniere. Ha pubblicato studi scientifici, testi storici fra cui “Il castello di Cly-Storia ed evoluzione di un castello valdostano” e “La stregoneria nella Valle d’Aosta medievale”, ha inoltre  coordinato ricerche e pubblicazioni monografiche su comuni valdostani oltre a vantare collaborazioni scaturite in testi di interesse più ampio. Negli ultimi anni, addentrandosi nei territori della narrativa,  si è dedicato alla divulgazione anche con conferenze mirate ad un pubblico di non specialisti o con rappresentazioni teatrali.

Ma prima di tutto questo, Ezio è per me un caro amico, conosciuto casualmente mentre stavo facendo delle indagini relativamente alla stesura di un mio libro. Cercavo qualcuno che potesse darmi delle informazioni puntuali. Ho avuto il suo nome per passaparola grazie all’associazione culturale “Il maniero di Cly” e l’ho interpellato, trovando in lui, oltre a numerosi punti di contatto, una persona straordinaria e di grandissima generosità intellettuale. La stessa che ha dimostrato di essere quando gli ho chiesto di incontrarci per questa chiacchierata.

Perché parlare con lui, al di là del rapporto amichevole che ci lega? Perché  è uomo di reale competenza e spessore, davvero preparato. E come tutte le persone che sanno veramente, non ne fa vanto. Inoltre, perché  ha una visione interessante sul nostro tempo, un’ottica davvero sorprendente rispetto ai più frequenti e triti luoghi comuni. Ed è proprio da qui che voglio partire per parlarvi di lui. Così, mentre mi accingo a servirgli un Prince of Wales senza zucchero e senza limone, ha inizio il nostro piacevolissimo scambio.

B: Bene, caro Ezio, la prima domanda serve a presentarti a chi ancora non sa nulla di te. Anche se la tua produzione sfocia nell’arte, tu nasci come storico e in particolare come medievista. Perché  questo interesse per il medioevo? Sembra così anacronistico e lontano dall’oggi…

E: Mi sono occupato di preistoria e di civiltà del Vicino Oriente. Il passaggio al medioevo è stato determinato da vari fattori, tra gli altri l’abitare in una valle ricca di monumenti di origine medievale. (Ezio vive in Val d’Aosta, n.d.r.) La documentazione disponibile è cospicua. C’è da dire anche che dal punto di vista personale il medioevo ha sempre suscitato in me una particolare attrazione anche perché tanti sono gli ignoti nonostante la ricchezza della documentazione. Però io ritengo che la nostra società sia ancora estremamente legata alla fase finale del medioevo. Per quanto cerchiamo di ignorarli, molti elementi comunemente considerati “moderni” si nutrono da un substrato culturale nato allora.

B: Io pensavo che i tuoi frequenti riferimenti al medioevo fossero dettati da una sorta di nostalgia di un bel tempo perduto; invece mi stai dicendo che piuttosto, tu riesci a vedere continuità e presenza. In pratica cerchi delle formule o dei modelli medievali per leggere le cose di oggigiorno

E: Certo, alcuni aspetti del mondo attuale sono da vedere, secondo me, anche tenendo conto della storia del medioevo. Tanto per dire, esistono molti punti della politica odierna che hanno legami con la storia del medioevo, o se vogliamo anche della tarda classicità. Prendiamo ad esempio la rivalità tra i due successori degli imperi d’Oriente e d’Occidente, in primis USA e Russia. Senza contare la Turchia, che ha sempre voluto succedere all’impero di Bisanzio in contrasto con la Russia. In realtà noi siamo figli del medioevo più che di ogni altro periodo.

B: Non dell’illuminismo…?

E: L’illuminismo non avrebbe senso senza il medioevo. Per molte cose i legami sono più profondi con quest’ultimo. L’immaginario popolare si rifà al medioevo più che all’illuminismo. Teniamo presente che l’illuminismo, per quanto abbia potuto portare al mondo grandi cambiamenti, non è stato che un movimento di élites. Elites intellettuali, staccate dalla massa, élites economiche emergenti che volevano diventare importanti anche da un punto di vista politico. Quello che colpisce ancora adesso l’immaginazione della gente è certamente il medioevo, più che l’età dei lumi. Ricordiamo che la grande produzione artistica si colloca prima dell’illuminismo. La fantasia delle correnti artistiche medievali non ha sicuramente avuto nel periodo illuminista dei concorrenti. E’ vero che, per molti versi, negli aspetti tecnico-scientifici la nostra società è legata all’illuminismo, ma dal punto di vista emotivo lo è molto di più con il medioevo da una parte (per quel che riguarda le leggende e l’arte, ad esempio, ecc.) e con il romanticismo (per esempio per quanto concerne l’espressione dei sentimenti).

B: Quali sono i moduli del medioevo che ancora si ripetono in politica oggi?

E: In politica essenzialmente, come dicevo sopra, la successione all’impero. Cosa che ha ripercussioni enormi e offre una chiave di lettura dei rapporti tra Francia e Germania (entrambe considerano Carlo Magno un proprio personaggio e i governanti di entrambi i paesi si ritenevano successori dell’imperatore, quindi rivali). L’opposizione tra USA e Russia, ma anche la decadenza politica dell’Italia, abbandonata dall’imperatore e con il Papa come unico successore nella capitale originale. Sto facendo un discorso molto riassuntivo che pare un po’ caotico, ma finirei altrimenti per fare un trattato di esegesi della politica contemporanea

B: No, anzi, è molto chiaro… Ma con le esegesi il nostro tè forse si raffredderebbe…

Sorride, un sorriso luminoso e gentile che parte dagli occhi; si allunga verso il tavolino e prende la tazza, poi inizia a sorseggiare. Indossa un abito di ottima fattura e, vezzo imponderabile, una chevalière alla sinistra.

Di famiglia”, spiega. Non gli è sfuggita la mia occhiata.

B: Quindi, le lezioni che non abbiamo ancora imparato dalla storia sono…?

E: Dalla storia non abbiamo ancora imparato che finché  l’Europa si divide per gli interessi delle élites economico-politiche dei diversi paesi (soprattutto delle banche) non riusciremo a offrire un quadro unitario e sufficientemente forte da resistere alle spinte delle potenze maggiori o degli estremismi religiosi.

B: Invece quale modello di cooperazione politica medievale potrebbe ancora essere valido, ma è stato distorto o male utilizzato da noi moderni?

E: Il rapporto diretto tra governanti e governati, che è stato distrutto dall’epoca moderna pre-illuministica. Nel medioevo (lasciamo perdere gli stereotipi di matrice illuministica) il signore locale non aveva poi tutti gli interessi a mettersi contro la popolazione che contribuiva a rendere vivibile il suo territorio.

B: È  vero… mi viene in mente ad esempio che il titolo di conte nasce dal comites medievale, ossia il “compagno” del signore, compagno fidato e amico, legato a lui da un impegno di reciproca fedeltà...

E: Certo, e questo si perde con l’affermazione degli stati centralizzati e assoluti postmedievali dove il sovrano è lontano dal popolo. Disgraziatamente i nostri governanti sono gli eredi di questi sovrani assoluti e dispotici. L’affermazione teorica di democrazia è negata dalla stessa mentalità che assumono i governanti attuali. Non farò esempi odierni...

B: Quindi abbiamo unito le cose peggiori dei vari periodi

E: Certo, siamo riusciti a prendere il peggio. In fondo la situazione economica attuale non è che l’affermazione della conquista del potere di élites affermatesi con l’illuminismo contro la vecchia società medievale. Il fatto che l’élite economica voglia a tutti i costi eliminare diritti politici e civili delle altre componenti della società, l’affermazione dei principi secondo cui chi ha il potere economico ha il DIRITTO di governare senza tener conto delle altre componenti della società è, tipicamente, il risultato della società illuministica, che vede commercianti e banchieri inseguire il potere con organizzazioni più o meno segrete.

B: C’è un altro aspetto di te che vorrei mettere in luce. Riguarda la tua produzione artistica. Ne vuoi parlare?

E: La mia produzione interessa sia la poesia, sia il racconto. Ho inoltre scritto un romanzo di ambientazione storica, coniugando le mie conoscenze in campo medievistico con la libertà della produzione narrativa. La prima raccolta di racconti brevi era intitolata “Miniature”. Si trattava di racconti che avevano come principale filo conduttore il tempo e il suo scorrere. Ho poi composto “Cripta”, il romanzo di ambientazione storica situato in vari luoghi e in due momenti principali: il medioevo e il giorno d’oggi. È poi stata la volta di “La fata e lo gnomo- Poesie e racconti di un anno d’amore” che raccoglie emozioni e sensazioni in un rapporto amoroso. Attualmente sto terminando “Ai piedi del castello” in cui si trovano ancora poesie e racconti. Ci sono però anche altri lavori in cantiere: un fantasy e un romanzo di ambientazione contemporanea.

B: In pratica il medioevo ti emoziona, ma scrivendo come storico non ti senti libero di esprimere queste emozioni…?

E: Sì. La mia produzione artistica in campo letterario è nata dalla necessità di sfuggire ai vincoli imposti dalla produzione scientifica in campo storico. Si tratta di esprimere sentimenti e emozioni che la scrittura di studi di storia medievale non permette.

B: Tu però in qualche modo riesci anche a vivere il medioevo perché  fai parte di una associazione di Templari…

E: Sì, faccio parte del Priorato Templare “Saint-Clair des Rives” ONLUS.

B: Che cosa cerchi di fare con questa associazione?

E: È ovvio che nessuno di noi ritiene di essere un erede dei Templari in quanto l’Ordine è stato soppresso nel XIV secolo; esistono però delle ragioni ideali che ci spingono a richiamarci a loro. Innanzitutto il Priorato si rifà a valori quali onore, lealtà e fedeltà. Certo non pensiamo di organizzare battaglie se non quella di favorire la riconquista della libertà dell’uomo sia dal consumismo che dalla superficialità della società attuale, sia dalla povertà in una società dove i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Ritengo peraltro che la conquista della libertà passi per prima cosa dalla diffusione della cultura, quindi il Priorato organizza ogni anno un certo numero di eventi culturali destinati alla divulgazione di conoscenze che, altrimenti, rimarrebbero circoscritte ad una ristretta élite. La solidarietà invece viene esplicata in attività di aiuto alla popolazione in Madagascar. La scelta di intervenire al di fuori dell’Europa deriva, oltre che dalle oggettive necessità di questo paese, dal fatto che le limitate risorse di cui disponiamo non ci permetterebbero di realizzare nulla nel nostro paese, mentre là riusciamo a contribuire efficacemente al sostentamento di un ambulatorio medico.

Ascoltarlo è proprio un piacere. Indubbiamente è una persona poliedrica, ma di quella poliedricità concreta, piena, non sfuggente, e le sue risposte chiare, senza sbavature né ambiguità, denotano una grande pulizia di pensiero. Mi viene spontaneo indagare più approfonditamente, oltre che sul suo lavoro, anche sui suoi ideali.

B: Se tu fossi un cavaliere, per che cosa ti batteresti?

E: Nel mondo attuale sarei disposto a lottare contro l’ignoranza e l’abuso che classi privilegiate esercitano nei confronti di uomini non meno capaci, ma esclusi e sfruttati solo perché non fanno parte di questa casta politico-economica.

B: E per l’amore no?

E: L’amore, in senso lato, ritengo sia una delle forze che dovrebbero muovere il mondo, disgraziatamente oggi vediamo che il mondo agisce principalmente seguendo il profitto e niente altro. Per quanto riguarda l’eros mi pare che oggi ci sia una prevalenza dell’aspetto puramente fisico rispetto ad un coinvolgimento totale dell’essere. Secondo me l’amore dovrebbe nascere per prima cosa dalla mente, dalla complicità intellettuale, emotiva, sentimentale tra due esseri e comprendere anche la parte materiale. Questa totalità di coinvolgimento sarebbe, a mio avviso, garanzia di un reale amore totalizzante, che difficilmente tempo e circostanze sarebbero in grado di distruggere.

B: C’è qualche personaggio della storia che ammiri particolarmente e qualcuno che invece detesti?

E: Personaggi positivi e negativi hanno ovviamente riempito la storia delle loro imprese. Se devo essere sincero non vedo un singolo uomo come figura da ammirare, bensì una classe intera di uomini: i costruttori. Dai costruttori delle piramidi a quelli delle cattedrali. Uomini che, con strumenti limitati, hanno saputo dominare la materia. Allo stesso modo il mio disprezzo va a tutti quegli uomini che, sfruttando il proprio potere, hanno portato guerra, dolore e morte ad esseri umani che desideravano solo poter vivere dignitosamente la propria vita.

Il tempo scorre in fretta, quando si è in ottima compagnia, e ben presto arriva il momento del congedo. Ezio si alza per andarsene, mi saluta. È un insegnante eclettico, un oratore limpido e appassionato, un ricercatore determinato, forse un austero templare… ma ciò che accomuna tutto questo è il suo sguardo, nobilmente umano, costantemente puntato sulla ricerca di valori immutabili ed eterni. Anela alla verità e riesce a trasmettere questo suo desiderio alle persone che lo circondano. Mentre se ne va dal mio salotto con il suo passo elegante, non posso fare a meno di pensare di aver appena bevuto un tè con un paladino. In carne ed ossa.

 

Barbara Coffani

Comments

comments

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *