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La «Firenze a cartoni animati» di
Italo Marazzi
di Mario Verger
Italo Marazzi. Nato a Firenze il 29 dicembre 1933, dopo aver tentato quindici mestieri diversi, frequentò un anno di un corso serale, diplomandosi nel 1960 in Grafica Pubblicitaria presso la Scuola Cappiello di Firenze.
Allo «Studio K» di Marchi – Tarchi – Misseri per «Carosello»
Nel 1960 Italo Marazzi venne assunto come animatore allo Studio K di Firenze, con gli animatori Rodolfo Marcenaro, Carlo Panerai e Romano Gargani, a cui si aggiunsero Demetrio Laganà, Stefano Buti e, in seguito, Fabio Pacifico (futuro animatore della Bozzetto Film e cognato di Gibba), lavorando assieme al soggettista Pier Francesco Tamburini, al produttore esecutivo Ruggero Pasega, al collaboratore Paolo Pratesi e al direttore della fotografia Eliano Forniti, collaborando alla realizzazione di alcuni caroselli e film pubblicitari diretti inizialmente dal regista Francesco Misseri (Maggiora – Bertolli – Ambrosoli – Invernizzi, etc.).
Il database riguardante schede e synopsis dei Carosello di Studio K, seguendo i ricordi del M° Italo Marazzi, salvo piccole variazioni, è ricavato dall’opera monumentale di Marco Giusti, il grande libro di Carosello[1], Sperling & Kupfer Editori, 1995, pagg. 620
I primi «Carosello» di Italo Marazzi con Jacovitti
I primi Carosello ai quali Marazzi lavorò come animatore furono la serie Pecor Bill, sceneggiata dallo stesso Jacovitti per la regia di Francesco Misseri:
Pecor Bill – Avventure australiane (1960)
Carosello Lanerossi: pubblicità Termocappotto Lanerossi.
Prodotto da Gabriele Silvestri e Franco Palombi con la regia di Francesco Misseri, sceneggiato da Benito Jacovitti e animato da Italo Marazzi.
Pecor Bill è molto simile a Cocco Bill ed è ambientato in Australia. Misseri raccontò a Marco Giusti che lo Studio K entrò nella realizzazione per conto della società produttrice per la Italcine T.V. di Roma.[2]
I «Carosello» di Italo Marazzi con Francesco Misseri
L’Onorevole Albertina (1961)
Carosello Sidol: cera Cereol.
Regia e sceneggiatura di Francesco Misseri, prodotto da Pier Francesco Tamburini e Ruggero Pasega, sceneggiatura di Silvano Nelli e Fulvio Bravi, collaboratore alla regia Paolo Pratesi e animazione di Antonio Cifariello, Ro Marcenaro e Italo Marazzi.
Albertina precede di poco l’arrivo dei personaggi più celebri dello Studio K. Albertina ci parla dei suoi problemi familiari, tutti legati ai desideri del marito, insopportabile, appassionato di automobili, pronto a fare una cura dimagrante ballando o deciso a fare il parrucchiere, ma anche il pilota di go kart, e il ballerino. Misseri ricorda che il lavoro maggiore nelle animazioni l’ha fatto Antonio Cifariello, poi uscito dallo studio e passato alla pittura. Cifariello aveva una passione per gli scorci di Firenze.[3]
Quando Marazzi subentrò come animatore era quasi nel momento che Marcenaro stava andando via.
Olivella sposina novella (1962)
Carosello Bertolli: pubblicità olio e vino Bertolli.
Regia e Produzione di Francesco Misseri, sceneggiato da Fulvio Bravi, Silvano Nelli, Mario Magherini e animazione di Italo Marazzi con musica di Franco Godi per olio e vino Bertolli.
Forse la serie di Carosello più celebre dello Studio K e grande invenzione creativa di Francesco Misseri e del musicista Franco Godi. Gli episodi, anche se non perfetti per animazioni e definizione dei personaggi, hanno una grande forza ancora oggi. Da una parte c’è Olivella, bionda e carina, la sposina Novella, che fa tutto per bene, soprattutto i compiti a casa. Da un’altra c’è la sciagurata Mariarosa, bruttina, coi capelli tirati su, l’aria perennemente sfigata e di invidia che fa i dispetti a Olivella.[4]
La Chicchi e la Cocchi (1962)
Carosello Kelemata: pubblicità Tisana Kelemata.
Produttore, regista e sceneggiatore Francesco Misseri, animato da Italo Marazzi per Tisana Kelemata.
Piccola serie animata dello Studio K per la Tisana Kelemata che vede protagoniste due donne, Chicchi e Cocchi, le quali non fanno altro che parlare soprattutto al telefono… Chicchi era magra coi capelli enormi cotonati e un gran fiocco sulla fronte, Cocchi più grassottella, bionda e coi capelli altissimi a torre e frangetta.[5]
Far da sè con zia Nenè (1963)
Carosello La Vecchina: pubblicità orzo La Vecchina.
Prodotto, supervisionato e sceneggiato da Francesco Misseri, animato da Italo Marazzi e Rodolfo Marcenaro per orzo La Vecchina.
Piccola serie animata dello Studio K per La Vecchina, prodotto fiorentino con protagonista zia Nenè, una vecchina che aiuta i signori in difficoltà offrendo sempre una tazza di orzo La Vecchina.[6]
Le fatine Alice e Bice (1963)
Carosello Stice: pubblicità frigoriferi e lavatrici Stice.
Prodotto, sceneggiato e diretto da Francesco Misseri e animato da Italo Marazzi per Stice.
Le avventure delle due fatine Alice e Bice, per i frigoriferi e lavatrici Stice.[7]
Mister Bis (1964)
Carosello SIS Cavallino Rosso: pubblicità brandy SIS Cavallino Rosso.
Prodotto, sceneggiato e diretto da Francesco Misseri e animato da Italo Marazzi per SIS Cavallino Rosso.
Serie che vede il clown animato Bis per il brandy SIS Cavallino Rosso.[8]
I «Carosello» di Italo Marazzi su Pinocchio con Francesco Misseri
Lo Studio K pubblicità – come compariva inizialmente – produsse tre cicli di Carosello diretti da Francesco Misseri e animati principalmente da Italo Marazzi per la linea dolciaria Maggiora, soprattutto di biscotti Maggiorini e caramelle Toujours.
Le serie, rispettivamente, s’intitolavano: Le avventure di Pinocchio (1963), Pinocchio burattino bugiardo (1964), e Le nuove avventure di Pinocchio (1965).[9]
Le avventure di Pinocchio (1963)
La prima serie di pubblicità per i Carosello Maggiora, «un primato Europeo dell’industria dolciaria» per reclamizzare i biscotti Maggiorini con protagonista Pinocchio, ispirato ai clichés classici del burattino di Collodi, più antiquata e dall’animazione fluida, venne improntata da Italo Marazzi e diretta da Francesco Misseri.
Pinocchio burattino bugiardo (1964-1965)
Carosello Maggiora: Biscotti Maggiorini – Caramella Toujours.
Prodotto e diretto da Francesco Misseri. Alla serie di questo Pinocchio, più stilizzato e moderno con la sagoma di contorno grossa e internamente sottile, che pubblicizzava i prodotti dolciari, quali biscotti e caramelle della linea Maggiora, diede ad esso un contributo importante lo stesso Italo Marazzi.
Tomislav Spikic e Italo Marazzi allo «Studio K» per «Carosello»
Ma il grande successo di Carosello si deve alla bravura di Tomislav Spikic, regista e animatore della Zagreb Film, arrivato allo Studio K nel 1964.
Spikic, che fu un po’ il “maestro” di Marazzi e a cui piaceva come disegnava il giovane animatore fiorentino, fornì un contributo decisivo per i personaggi pubblicitari di Carosello dello Studio K.
«Tomislav Spikic», mi raccontò il Marazzi, «i personaggi di Carosello di maggior successo li ha inventati tutti lui: Susanna tuttapanna, la Mucca Carolina, i due gattini Geo e Gea, per il formaggino Il Milione della Invernizzi».
«Lui mi ha un po’ forgiato…», mi confidò Italo Marazzi riguardo Tomislav Spikic, «Uno che ha portato una ventata di cognizioni sull’animazione. Per quello che mi riguarda è stato un Maestro. Al tempo di Spikic fu fatta una selezione allo Studio K e vi fu che alcuni animatori furono licenziati perché diminuiva il lavoro e Spikic chiese che rimanessi io insieme a lui, ma fui convinto dagli altri ad aprire uno studio per conto nostro», ebbe a confessarmi Italo Marazzi.
I «Carosello» di Italo Marazzi con Tomislav Spikic
Fra i caroselli più importanti ideati e diretti da Tomislav Spikic ai quali collaborò Italo Marazzi, ricordiamo:
Dolce cara mammina (1965-76)
Carosello Ambrosoli: pubblicità caramelle al miele Ambrosoli.
Produttore, supervisore, sceneggiatore Francesco Misseri (1965-73), Pier Francesco Tamburini, produttore (1963-66), Renzo Tarchi, produttore (1966-76), Pino Marchi (1973-76), Regia e Capo animatore Tomislav Spikic e animatore principale Italo Marazzi con musica di Franco Godi per olio e vino Bertolli.
Il miele più famoso di Carosello è quello Ambrosoli e anche la dolce cara mammina dei sette pupetti biondi come lei e dai capelli a caschetto ebbe la sua notorietà, in gran parte responsabile del carosello era Tomislav Spikic, regista e animatore della Zagreb film, arrivato allo Studio K nel 1964. Spikic spinse per un’animazione più fresca e innovativa, giocando sulle scenografie, e sul disegno dei personaggi.[10]
Olivella e Maria Rosa (1963)
Carosello Bertolli: pubblicità olio e vino Bertolli.
Prodotto da Francesco Misseri, sceneggiato da Fulvio Bravi, Silvano Nelli, Mario Magherini. Regia e Capo animatore Tomislav Spikic e animatore principale Italo Marazzi con musica di Franco Godi per olio e vino Bertolli.
La serie vede impegnate nelle faccende di casa Olivella, perfetta casalinga, e Maria Rosa a cui va tutto storto. Ovviamente Olivella usa l’olio Bertolli, Maria Rosa no.[11]
La Mucca Carolina (1965-76)
Carosello Invernizzi: pubblicità formaggini Il Milione.
Prodotto da Renzo Tarchi con testi di Francesco Misseri, diretto dal regista Tomislav Spikic e animato da Osvaldo Cavandoli, Italo Marazzi e Giuseppe Laganà con la musica di Franco Godi.
La Mucca Carolina, ideata per la versione in animazione da Tomislav Spikic e animata da Osvaldo Cavandoli, Italo Marazzi e Giuseppe Laganà (l’animatore della Bozzetto Film), ha un fidanzato, Annibale, un toro pasticcione con l’accento emiliano, che in ogni carosello scrive al suo amore, raccontando con parecchie bugie le sue ultime vicissitudini.[12]
Susanna tuttapanna (1965)
Carosello Invernizzi: pubblicità formaggini Il Milione.
Prodotto da Renzo Tarchi con testi di Francesco Misseri, diretto dal regista Tomislav Spikic, e animato da Italo Marazzi con la musica di Franco Godi.
La serie di Susanna tuttapanna, ideata da Marisa Mecacci e rielaborata per la versione animata da Tomislav Spikic e Italo Marazzi, è stato uno dei caroselli che riscosse maggior successo, tanto da indurre la Invernizzi a produrre le scatole dalla forma circolare chiamate “Susanna”.[13]
Geo e Gea (1967)
Carosello Invernizzi: pubblicità formaggini Il Milione.
Produttore, supervisore, sceneggiatore Francesco Misseri, produttore esecutivo Renzo Tarchi, Regista e Capo animatore in Stop Motion Tomislav Spikic e animatore principale Italo Marazzi.
Dopo la bambinetta Susanna, lo Studio K lancia a pupazzi animati i suoi due micetti, Geo e Gea, bianchissimi e delicati come lei, per reclamizzare il formaggini Il Milione dell’Invernizzi.[14]
Alla «Paul Film» di Paul Campani e Max Massimino-Garnièr
Italo Marazzi all’epoca del Rossi Studio aveva inoltre collaborato con la Paul Film di Modena di Paul Campani a diverse pubblicità animate poco prima dell’Organizzazione Pagot.
Il «Rossi Studio» di Marazzi – Panerai – Gargani per Nino e Toni Pagot
Nel 1965 Italo Marazzi fondò la società Rossi Studio, assieme ad altri ex dello Studio K, quali: Mario Zappi in qualità di direttore di produzione, gli animatori Carlo Panerai e Romano Gargani, lo sceneggiatore Mario Magherini, nel quale, collaborando con lo storico Pagot Film di Milano, realizzò spot e caroselli in animazione, tra cui, Calimero, Grisù il draghetto e Jo Condor degli stessi Nino e Toni Pagot, Cocco Bill di Jacovitti, Gatto Silvestro, Orso Yoghi, Braccobaldo, Gli Antenati di Hanna & Barbera, etc.
Per Organizzazione Pagot, i characters di Nino e Toni Pagot, sempre più caratterizzati verso la fine degli anni ‘60 e inizi ’70 dall’impronta dell’animatore originario di Barni (CO) Anacleto Marosi, già collaboratore del lungometraggio I fratelli Dinamite (1949), vennero affidati al più giovane Italo Marazzi che realizzò tra i migliori Carosello, sia Calimero (1963-74) per il detersivo AVA della Mira Lanza sia Grisù il draghetto (1967) per le caramelle Menta Fredda della Caremoli, ancora in fase embrionale ma che diverrà protagonista, come il più celebre pulcino nero, di un’altra famosa serie televisiva; come anche la prima serie su Cocco Bill di Jacovitti (1965-69) per i Gelati Eldorado; come ancora per la Ferrero su testi di Romano Bertola il più recente Jo Condor (1971-76), sempre su direzione artistica di Marosi.
E molte altre, tra le quali: Billo e Tappo (1965-1970) per le Terme di Crodo; Alvin & C (1968), reduce dal successo della serie americana per pubblicizzare il formaggino Prealpi; e le serie Guardacampo e Beccofino per le pubblicità Orzoro (1965-68).
Sempre sotto la supervisione di Marosi, Marazzi offrì il suo eccezionale talento nelle serie Pagot per Hanna & Barbera, quali: Silvestro gatto maldestro (1965-76), per le conserve di pomodoro De Rica; Gli Antenati (1965-71), per Insetticida Neocid della Geigy; Braccobaldo Show (1967-69), per i formaggini Locatelli MIO; I Pronipoti, per elettrodomestici Girmi (1968-76); Orso Yoghi (1972-74), per le patatine San Carlo.
Alla «Cartoons Cinematografica Italiana» con «Giuliano Cenci» per il lungometraggio d’animazione «Un burattino di nome Pinocchio»
Nel 1968 Italo Marazzi collaborò come capo animatore alla realizzazione del lungometraggio di Giuliano Cenci, Un burattino di nome Pinocchio, la vera storia scritta da Collodi.
Marazzi diede un importante contributo al lungometraggio, divenendo ben presto il co-capo animatore assieme a Cenci, fra l’altro integrando l’équipe portando alla Cartoons Cinematografica Italiana diversi collaboratori reduci dalla pubblicità dei Pagot del Rossi Studio.
Lo «Studio 4» di Italo Marazzi
Nel 1972 Italo Marazzi, terminata l’esperienza come co-capo animatore al fianco del regista Giuliano Cenci per il lungometraggio, Un burattino di nome Pinocchio (1971), fonderà la società Studio 4 (produzione cartoni animati), con sede in Via della Torretta, dove è Art Director e responsabile delle animazioni, assieme ad alcuni ex collaboratori della Cartoons Cinematografica Italiana, quali: Roberto Campanini e Valeria Pronti per la scomposizione, Pia Lizzadro per la lucidatura, Fiorenza Crosina per la coloritura, a cui si aggiunse la scenografa Irene Crosara, e in seguito Rossella Del Turco, la quale subentrerà come unica socia con funzioni di aiuto animatore e organizzatrice generale.
Nel 1975, lo Studio 4 si trasferì in Via G. Medici, dove vennero realizzate alcune serie televisive, fra cui quelle per la Rai.
Per tutte le riprese in 35 mm lo Studio 4 di Italo Marazzi si avvaleva della Verticale Cinematografica dello studio di Eliano Forniti.
L’Operatore Cinematografico Eliano Forniti era l’ex Direttore della Fotografia dei Titoli e Truka dello Studio K, il quale, dopo aver girato anche tantissimi Carosello, agli inizi del decennio avanti si mise in proprio aprendo la ditta Eliano Forniti riprese in animazione.
Viva gli Sposi: Italo & Germana
Italo Marazzi, dopo un lungo fidanzamento, si sposò a 41 anni con Germana, il 1° settembre 1974, con la quale ebbe un figlio, Andrea, ed è stato un felice matrimonio che dura da 50 anni.
Le serie di Italo Marazzi & Co. per la «Pagot Film» di Nino e Toni Pagot
La serie su «Calimero» di Nino e Toni Pagot
«Caro Calimero!!! E da li, che dopo l’esperienza fatta con la animazione su il Pinocchio di Giuliano Cenci, insieme a 3 collaboratori abbiamo formato lo Studio 4, iniziando la nostra collaborazione con lo studio dei fratelli Pagot proprio con il pulcino Calimero. Collaborazione che è andata avanti nel tempo su vari programmi televisivi (uno fra i tanti) tutta la serie del Draghetto Grisù. Per le riprese contavamo sull’aiuto di Eliano Forniti», così, il novantenne Italo Marazzi, con un post su Calimero pubblicato sul suo facebook ricordava la prima serie sul pulcino nero come prima produzione al suo “Studio 4” di Firenze.
Riguardo la Pagot Film, dopo che Italo Marazzi aveva partecipato alla prima serie su Calimero (1972) come alla successiva Grisù il draghetto (1975-85) e anche Carlo Panerai aveva dato buona prova con Porfirio e Pepe (1977), andati in onda sulla Rai e ancora firmati da Nino e Toni Pagot, la produzione in realtà era gestita artisticamente dai figli del grande Nino, Marco e Gina (Gi), scomparso nel 1972, mentre il fratello minore Toni preferì dedicarsi soprattutto al fumetto e improntare i nuovi “characters” assieme al giovane nipote. Dal 1972, quindi, la Pagot Film, diventata in seguito Rever, fu amministrata dagli eredi, Marco e Gi, e dalla moglie di Nino, Angela Rever.m
Calimero (1972), il celebre pulcino nero ideato da Nino e Toni Pagot e Ignazio Colnaghi nel 1963 per le pubblicità animate create dallo studio di animazione Organizzazione Pagot per la Mira Lanza nello show televisivo Carosello divenne un’icona talmente popolare in Italia, che furono confezionate in una serie di cortometraggi, a colori, e rieditata in inglese; serie la quale riprendeva l’intera produzione pubblicitaria con centinaia di brevi siparietti originali, a cui già collaborò il Marazzi, tra i 90 secondi e i 3 minuti l’uno trasmessi in B/N sulla Rai, togliendo a ciascun episodio il finale con l’Olandesina e i prodotti Mira Lanza AVA.
Italo Marazzi partecipò ancora all’epoca del Rossi Studio e poi come titolare dello Studio 4, a delle aggiunte animate o “integrazioni” – come le chiamò l’animatore fiorentino – in testa, all’interno e in coda ad ogni episodio per un totale di circa 50 cortometraggi firmati Nino e Toni Pagot su Calimero.
Il debutto avviene sul canale nazionale della Rai-TV il 14 luglio 1963 su «Carosello» e Calimero accompagnerà negli anni gli italiani, diventando in breve una star. Nel primo episodio Calimero è presentato come il quinto della covata di Cesira, una gallina veneta, che però disconosce l’ultimo per il diverso colore delle piume, e di Gallettoni, in apparenza un burbero gallo. L’ambientazione rurale delle storie è coerente con l’origine veneta dell’autore Giovanni Pagotto (conosciuto con lo pseudonimo Nino Pagot), sposatosi nella milanese Basilica di San Calimero, da cui prese il nome il suo personaggio più famoso. Il pulcino nero, sul cui capo ha sempre il guscio d’uovo da cui si è schiuso, va in giro da solo e il suo primo incontro avviene con un cane dormiglione, che inizialmente scambia per la madre. Calimero affronta una serie di avventure in cui – visto il suo stato iniziale di “brutto anatroccolo” abbandonato dalla famiglia ed esposto alle cattive compagnie – non sempre il bene e la verità trionfano, nonostante la sua buona fede ed onestà. A riscattarlo alla fine è la bontà dell’Olandesina della Mira Lanza, dimostrando che Calimero in realtà non è nero ma «è solo sporco!», e si palesa con il celebre slogan «Ava, come lava!». Il mondo di Calimero non è apertamente ostile ma sarà una vita vagabonda, girando col bastoncino e fagotto sulle spalle, anche popolata di cattive compagnie e di personaggi scaltri; primo tra tutti Piero, un paperotto furbo e il saccente professor Gufo Saggio, che fanno da contraltare ai personaggi quali, la fidanzata Priscilla e l’amico Valeriano. In periodo natalizio ogni disavventura termina con l’aiuto insperato di un personaggio in difesa del povero pulcino nero. Le storie delle serie successive al periodo iniziale, pur essendo riprese nella prima serie italiana in gran parte dai «Carosello», presentano in genere sceneggiature di maggior respiro grazie all’indipendenza dal messaggio pubblicitario.
Nel 1972, l’Organizzazione Pagot concesse in licenza in Giappone il personaggio per una serie anime prodotta da K&S e animata da Toei Animation intitolata Calimero (カリメロ, Karimero), per la regia del “Maestro” del lungometraggio d’animazione per l’infanzia, Yugo Serikawa; e una seconda, realizzata da Telescreen nel 1992, ma la prima, “vera”, serie su Calimero fu prodotta in Italia nel 1972 dai fratelli Nino e Toni Pagot e trasmessa dalla Rai, la quale venne anche stampata in Super 8 dalla A.V.O. Film, che deteneva la licenza esclusiva per l’Europa.
La serie su «Porfirio e Pepe» di Nino e Toni Pagot
Sempre dalla Pagot Film/Intercartoon, oltre Calimero e Grisù, prodotta in quegli anni è anche la serie Porfirio e Pepe (1977), con musiche di Ferdinando Palermo, una delle più straordinarie invenzioni di Nino e Toni Pagot, anche se i personaggi furono caratterizzati da Antonio Pagotto e Anacleto Marosi, la cui programmazione sulla TV italiana si concluse al solo quinto episodio ma replicata più volte e singolarmente dalla Rai tra il ’77 e il ’79, sia la domenica mattina nel programma per bambini Qui cartoni animati, sia il pomeriggio sulla Tv2 Ragazzi.
Porfirio e Pepe, era la simpatica serie di Nino e Toni Pagot con protagonisti i gatti mafiosi, dal marcato accento napoletano, il grosso e anziano boss “don” Porfirio e il suo maldestro aiutante adulatore Pepe, che risolvono i problemi aiutando gli altri servendosi di una nutrita gang felina, accompagnati dal simpatica musica del M° Ferdinando Palermo, mentre i due osservano tutto ciò che accade sopra i tetti di Napoli.
Il grande imitatore Alighiero Noschese prestò la voce a tutti i personaggi principali, imitando Alessandro Cutolo, Pietro de Vico e Eduardo de Filippo, rispettivamente per i personaggi di Porfirio, Pepe e Scrovegno ‘o jettatore.
Il film-pilota di Porfirio e Pepe, su lay-out originali di Marosi, fu affidato al Rossi Studio di Panerai, visto che lo Studio 4 di Marazzi era impegnato per la nuova serie Grisù, sempre per i Pagot; episodi entrambi girati alla Verticale Cinematografica di un altro ex operatore dello Studio K, il direttore della fotografia Eliano Forniti, che nel frattempo era titolare dello Studio Forniti.
Il pilota di Porfirio e Pepe realizzato da Carlo Panerai, divenuto il primo episodio dal titolo Operazione Paradiso, venne così bene che alcune scene e cicli animati furono spesso riadattati negli altri episodi tramite un sapiente ed incalzante rimontaggio da Marco Visconti.
Carlo Panerai, il titolare del Rossi Studio, è nato a Firenze il 16 agosto 1936, dopo essersi diplomato al liceo artistico fece un corso per disegnatore pubblicitario e si presentò allo Studio K diretto da Tamburini, che faceva pubblicità, al quale gli servivano animatori e, facendo l’animazione di un cavallo, lo assunsero; ma avendo in seguito meno committenze riguardo l’animazione, come sopra accennato, nel 1965 lasciarono in cinque, i quali, fondarono il Rossi Studio: Carlo Panerai, Italo Marazzi, Mario Gargani, Mario Lazzarini e, amministratore della società, il trainer Mario Zappi.
Panerai collaborò ai vari Carosello dei fratelli Pagot, lavorando anche assieme ma separatamente a Marazzi alla serie Calimero (1972), passando l’uno a diventare il titolare del Rossi Studio quando l’altro nello stesso anno fondò lo Studio 4.
Carlo Panerai mi raccontò che dopo Nino, i characters continuava a improntarli sullo Stile Pagot il fratello Toni e per Porfirio e Pepe da Milano veniva a controllare il lavoro a Firenze il loro factotum, l’uomo di fiducia dei Pagot, il tutto fare Marco Visconti.
Il quasi novantenne Panerai rimase contento che gli ricordai io il nome di questo illustre discendente “animatore” del Principe Visconti di Milano, chiedendomi come facessi a sapere tutte queste cose: infatti egli sapeva che Marco Visconti seguiva i Pagot sin dalla gioventù essendo stato anche uno degli animatori principali di un gran bel lungometraggio quale è I fratelli Dinamite (1949).
Sempre Carlo Panerai, dal tratto talvolta realistico, fine e pulito, quasi inchiostrato, si occupò anche di fumetti producendo una sua personale serie, intitolata Cimiteria. Inoltre, lavorò nei decenni a seguire alla maggior parte delle produzioni animate: dalle Video Parabole su Gesù (1995) per la San Paolo, alla serie La famiglia Spaghetti (1996) di Bruno Bozzetto; ai lungometraggi, L’eroe dei due mondi (1995) di Guido Manuli, fino a La Gabbianella e il Gatto (1998) per Enzo D’Alò.
Porfirio e Pepe (I Gatti Mafiosi), fu anche stampato ciascun episodio in Super 8 dall’A.V.O. Film di Milano. Uscì anche in Francia come Porfirio et Pepé e in Spagna quale Porfirio y Pepe.
La serie su «Grisù il draghetto» di Nino e Toni Pagot
Grisù il draghetto (1975-1983), è il draghetto creato nel 1964 da Nino e Toni Pagot per le pubblicità delle caramelle Caremoli.
La serie Grisù, il piccolo e simpatico draghetto che sogna da sempre di diventare un pompiere, si basa sulle pubblicità animate per le caramelle Caremoli. Grisù, creato dagli autori Nino e Toni Pagot, è nato il 28 aprile 1964, giorno del suo esordio in TV su Carosello.
Carosello rappresentava per i bambini una sorta di fiaba della buonanotte perché “finito Carosello, tutti a nanna!”, e per questo motivo i fratelli Pagot cercavano di creare storie che potessero essere delle fiabe. Così anche la storia di Grisù è cominciata con “C’era una volta un drago…o meglio un Drago e un Draghetto”. Nel suo esordio in TV il personaggio nasceva come Il Draghetto. Solo anni dopo, con l’idea di una serie animata pensata per un mercato internazionale, Toni Pagot lo battezzò Grisù (come l’omonimo gas). Oltre Calimero, Grisù è il personaggio di Nino e Toni Pagot più famoso al mondo.
Sempre la Pagot Film/Intercartoon affidò su indicazione di Toni Pagot allo Studio 4 di Firenze di Italo Marazzi, fuorché le prime 5 puntate realizzate a Milano, l’intera serie animata di Grisù il draghetto di 52 episodi di 13 minuti l’uno.
Il protagonista principale della serie è Grisù, un piccolo drago che, nonostante sia il più giovane di una grande dinastia di draghi, i Draconis, sogna di diventare un pompiere. Nella versione originale italiana, il draghetto è doppiato da Paolo Torrisi. Fumé, il papà di Grisù, è un drago all’antica e ama tutto ciò che è fuoco e detesta l’aspirazione del figlio a diventare pompiere. I Draconis vivono nella Valle del Drago, in Scozia. I vicini umani di Grisù sono una nobile coppia scozzese, i McDragons, formata da Sir Cedric e Lady Rowena in compagnia del loro cane con la parrucca inglese Stuffy, e talvolta Torvo, l’uccello scozzese che vive vicino al nobile. In seguito appare anche Krazy, la draghetta aliena proveniente dal pianeta Dracone, fidanzata di Grisù, che non sputa fiamme e non riesce a parlare ma si esprime con dei suoni.
Sir Cedric McDragon il suo benefattore spesso trova raccomandazioni per Grisù per fare i lavori più difficili sul camion dei pompieri e spesso missioni impossibili.
Ma in ultimo per la sua natura di drago, aprendo bocca, senza volerlo gli esce una fiammata e distrugge tutto ciò che di buono il piccolo drago ha compiuto. Grisù torna a casa, rimproverato dal padre Fumé, ma il draghetto finisce ogni puntata, accompagnato dalla musica del M° Ferdinando Palermo, sempre con l’esprimere il suo sogno futuro: «…Io farò il pompiere…farò il pompiere…farò il pompiere!!!»…
Il successo della serie fu tale che i Pagot diedero carta bianca a Marazzi soprattutto per il prosieguo della lunghissima serie: oltre che lo Studio 4 collaborarono altri studi fiorentini d’animazione, quali, la Grafilmars di Giuliano Cenci e il Rossi Studio di Carlo Panerai.
Per i 60 anni di Grisù il draghetto (Grisù the little dragon; Grisou le petit Dragon; Grisu, der kleine Drache), è uscita una nuova serie in 3D, la produzione è stata curata da Mondo TV Group e Marco Pagot, erede rappresentante del personaggio, in collaborazione con Rai Kids e ZDF Studios.
Le sigle Rai di «Domenica in» di Italo Marazzi per «Marco Pagot»
Inoltre, nella stagione televisiva 1978/79, Italo Marazzi realizzò, sempre su idea e personaggi del giovane Marco Pagot, le sigle di apertura e di chiusura della terza edizione del programma domenicale di Rai 1 Domenica in, per la regia di Lino Procacci e l’impianto scenico di Cesarini da Senigallia, l’ultima condotta da Corrado Mantoni, prima che subentrasse Pippo Baudo; le rispettive sigle animate, cantate da Corrado, erano: Charlie il leone e Charlie è una lenza (le precedenti le aveva prodotte invece Sandro Lodolo).
Le 2 sigle di Domenica in, di Marco Pagot, con protagonista Charlie il leone, animate da Italo Marazzi nel 1978 sono le seguenti, vediamole:
La prima sigla, Il leone, inizia con la veduta della città dell’Urbe che si sofferma sulla piazza centrale con l’obelisco e la basilica col ‘cupolone’ di S. Pietro, probabilmente prendendo spunto dalla sigla precedente, dal vero, di Sandro Lodolo in cui si vedeva un uomo (il giovane nipote Massimo Lodolo, oggi affermato doppiatore) in giro per la capitale in gran parte nascosto da un’enorme mano di cartone con l’indice puntato per attraversare Roma e recarsi agli studi di Via Teulada per la diretta di Domenica in.
Anche per questa terza edizione, la nuova sigla diretta da Marco Pagot e animata da Italo Marazzi, inizia con la città eterna, in versione espressionista e dai colori sgargianti, invasa fra ingorghi di automobili, semafori, frecce e segnaletica stradale stilizzata a moduli, con treni, volanti della polizia e motociclette che sfrecciano… alternandosi a carte da gioco e teste monolitiche nere coi tratti del volto tracciati in bianco giustapposte a altre sagome colorate, fra i flash e telecamere della TV con un vecchio presentatore dal volto di color biliare. Appare un uomo stilizzato, capelli corti neri e appiattiti col ciuffo, sempre stanco, maglione rosso, camicia bianca e cravatta, col mozzicone acceso di sigaretta in bocca, simbolo dell’italiano medio durante il fine settimana: lavoro, ingorghi con le macchine in città e sigarette, un giovane Corrado, il quale presenta il simpatico leoncino Charly: l’uno, l’uomo, al lavoro nei giorni feriali in città, in “gabbia” nei tristi e grigi grattacieli, stravolto il giorno festivo per condurre il programma domenicale; viceversa l’altro, il leoncino, nei giorni feriali al lavoro, in “gabbia” in uno zoo immerso nel verde, e contento il giorno festivo di uscire a divertirsi; con la differenza tra i due è che uscendo entrambi dalla “gabbia” lavorativa settimanale, nel giorno festivo, il presentatore è stravolto e esausto per condurre Domenica in, al contrario il felino esce allegramente a farsi la passeggiata domenicale al ritmo della simpatica e incalzante musica di Gianni Meccia e Bruno Zambrini con le parole da Franco Torti e Stefano Jurgens, cantata dall’inconfondibile voce del presentatore Corrado Mantoni.
L’uomo dal maglione rosso con la sigaretta in bocca, accompagnato da una banda di musici, presenta il leoncino Charlie, nel frattempo in cielo su una mongolfiera, inseguito da un razzo che gli vola attorno e da una locomotiva, quando in coro la canzone incalza, “Si sarà mimetizzato con la tuta dei parà… e si sposta come il vento superando le città… […] …Fa il sommozzatore?… Fa l’esploratore?… Fa il commendatore?… Fa il pasticciatore?”…
“Ma allora che fa?”, chiede Corrado.
E il coro risponde a ritmo: “Fa il leone che, s’è dato”
Corrado chiede: “Quando?”
Il coro risponde: “Domenica”
Il coro canta ancora: “Fa il leone che, è scappato”
Corrado chiede: “Dove?”
Il coro risponde: “In America”…
Charlie è tra grattacieli di New York con al centro un semaforo con file in senso alterno di automobili, quando il leoncino arriva su un biciclo o in penny-farthing a destinazione negli studi televisivi Rai dello Studio 5 di Via Teulada…
La seconda sigla, Charlie è una lenza, inizia una domenica mattina tra prospettive dei grattacieli di New York con tutte le stanze che in velocità si aprono, quando nell’ultima si vede Charlie a pranzo in una lunga tavola imbandita da fette di cocomero e bottiglie di vino, mentre gli viene servito del paté da un tarchiato corvo in veste di maggiordomo (simile a Secondor, il vice di Jo Condor), come dalla parte opposta appare seduto sul trono il Re coccodrillo con tanto di corona reale, all’interno di un ambiente surreale adornato da antichi candelabri dorati e un orologio a pendolo in stile gotico, quando la canzone scorre fra allegri arrangiamenti musicali allietati da seducenti leonesse dalla lunga capigliatura bionda, simpatici alligatori, giraffe, pappagalli e rinoceronti, con le posate che si muovono a ritmo di lancette d’orologio, col leoncino e il coccodrillo i quali si ritrovano dall’alto del grattacielo osservando un mix di città statunitensi e andando insieme in giro per l’America: il Re coccodrillo con lo scettro e mantellina rosa accompagna festosamente il leoncino Charlie a spasso per New York, quando compare un ottone stilizzato da cui scaturisce una scena con le animazioni che si trasformano nelle “silhouettes” dei personaggi che ballano in un sfondo animato rosa, tra pentagrammi e note musicali coi titoli: “Corrado presenta” e “Domenica in”.
Anche le successive sequenze sono sempre più suggestive: Charlie arriva quasi volando in un macchinone scintillante, scendendo dall’auto vestito di bianco con tuba, mantella e frac, accompagnato da una bionda fotogenica in abito lungo, dai tratti accennati in Stile Pagot, facendo un giro nella lussuosa automobile modello Cadillac, la quale arrivando in prospettiva al centro fotogramma le linee anteriori della calandra si trasformano in un pentagramma musicale prospettico in virtuosi movimenti animati, inframmezzato dalle belle e dolci leonesse e un sacco di dollari (anche decorati sopra a pennarello indelebile verde) che scorrono a tutto campo inondando la scena; mentre Charlie col sigaro continua rapidamente e in tutte le prospettive a sfrecciare con l’automobile, creando giochi di linee incrociate, dai colori brillanti e atmosfere hollywoodiane; “Lui c’ha l’appalto dei cocomeri, perché col re sta in società…”, cantano in coro con Corrado […] “Sai perché, sai perché, sai perché?”, chiede il coro. “No, perché?”, chiede Corrado.
“Perché Charlie è una lenza, è una lenza, è una lenza…”, canta il coro. “Ma perché?”, chiede il coro e Corrado. […] “Perché lui ha confidenza… […] la licenza… la potenza… del re”, risponde il coro cantando e rispondendo ai vari “Perché?” di Corrado Mantoni mentre canta l’azzeccata canzone scritta da Stefano Jurgens; infatti Charlie è finalmente vestito da re con tanto di mantello, corona e scettro reale, il quale usa perfino come flauto, suonando accanto alle sagome dell’alta moda, tra manichini in frac e donnine in abiti da sera, mentre la musica sfuma tra i grattacieli di New York.
In entrambe le produzioni, Italo Marazzi, è riuscito a confezionare per Marco Pagot in pochissimo tempo due sigle animate semplici ma altamente spettacolari e significative:
la prima risente dei modelli di vita italiani degli anni ’70, la seconda, meglio riuscita, della quale pubblichiamo dei fotogrammi a scopo didattico ed esplicativo, più moderna e soprattutto senza tempo, è ambientata in una New York fastosa e psichedelica, una metropoli americana da ricchi, tra vestiti sfavillanti, milioni di dollari e lussuose limousine con effetti da Disco anni 70, con i protagonisti simpatici animali antropomorfi, dai colori surreali e giochi di forme astratte, mezze lune e triangoli e linee intersecate fra loro, fra note musicali e prospettive esagerate animate, riecheggiando il primo episodio con Toccata e fuga in Re minore di Bach realizzato sulle impostazioni iniziali di Oskar Fischinger – l’artista tedesco che aveva realizzato numerosi film d’animazione astratti –, come soprattutto l’ispirazione disneyana del settimo, La danza delle ore di Ponchielli di Fantasia di Walt Disney;
danza musicale animata, anziché fra elefanti, struzzi e alligatori, nella sigla Rai di Italo Marazzi fra il leoncino e un rinoceronte, e in seguito con lo stesso Charlie assieme al Re coccodrillo, rielaborati in versione pagottiana con animazioni semplificate quanto efficaci nell’impronta pulitamente spiritosa del moderno “stile” Pagot, con rapide carrellate della macchina da presa girate in fase diretta dove emerge velocemente il duetto delle avvenenti leonesse, riprese più volte, le quali fanno da muse alla simpatica fauna antropomorfa, corroborati da segni chiari a rough a matita dermatografica bianca, come talvolta per il manto nero del leoncino Charlie, sempre rapidi e altamente espressivi nelle animazioni d’effetto e nei colori brillanti; come anche nei cicli animati, sempre pieni di brio e humour di Charlie il leone alle prese col Re coccodrillo; come anche all’inizio alla tavola reale, il corvo ricorda molto l’epoca delle pubblicità di Jo Condor nella migliore tradizione dei fratelli Pagot; come ancora le scenografie, stilizzate e quasi espressioniste, a “gouache”, e spesso con sopra tratteggio a colori a matita dermatografica, stilisticamente affini ai Carosello primi anni ’70 rielaborate da Italo Marazzi quando vi partecipò accanto a Anacleto Marosi, sempre per lo Studio Pagot.
Italo Marazzi mi raccontò che nel 1978 Marco Pagot venne a Firenze e realizzarono insieme le sigle, all’interno di una quindicina di giorni, girandole stavolta non da Eliano Forniti che era impegnato con un altro lavoro, ma alla Verticale Cinematografica di Giuliano Cenci.
Marazzi mi spiegò che in realtà Marco Pagot imparò l’animazione da solo; lo zio Toni, tornato nel 1975 a disegnare fumetti, gli disse che non si fa questo mestiere se non si impara, e il nipote visionò tutti i filmati della Pagot Film.
Charlie il leone, anche per la canzone cantata da Corrado, ebbe un grande successo da parte del pubblico, per per l’intero 1979 incrementando, fra gadget, dischi 45 giri, albi da colorare e libri illustrati di Charlie il leone editi dalla TV Ed. Salani e Poster delle Edizioni Flash e peluche natalizi, un notevole merchandising per la Pagot Film/Rever.
La serie Rai di «Adamo e l’acqua» di Italo Marazzi con «Marco e Gi Pagot» per «Apriti Sabato»
Adamo e l’acqua (1978). Gli eredi di Nino Pagot, Marco e Gi Pagot, per conto della Rever, affidarono la nuova serie animata interamente allo Studio 4 di Italo Marazzi, che approdò nel gennaio del 1978 su Rai 1 all’interno del programma Apriti Sabato, intitolata Adamo e l’acqua.
Apriti Sabato era un programma televisivo di intrattenimento del sabato pomeriggio, in onda su Rai 1 dal 1977. La prima edizione fu condotta da Paolo Frajese, che dalla seconda stagione cedette il timone a Marco Zavattini.
Nel 1979 la sigla venne realizzata in animazione da Osvaldo Cavandoli.
La serie, su soggetto e sceneggiatura di Marco e Gi Pagot e sonorizzata da Ferdinando Palermo, aveva quale protagonista Adamo, il primo uomo, che s’imbatte in problemi moderni e di carattere educativo; serie incentrata principalmente sulla prevenzione dei danni da inquinamento ambientale e contaminazione dell’acqua.
Adamo e l’acqua ebbe all’epoca un discreto successo, al pari di Porfirio e Pepe che però si fermò ai primi episodi e meno del più fortunato e longevo Grisù il draghetto, nonostante la quantità di puntate e benché fosse supportato da un ampio merchandising, dai libri cartonati della Malipiero ai filmini in Super 8 distribuiti dall’A.V.O. Film di Milano, forse perché anticipò i tempi visto che caratterizzato da un design stilizzato e ‘colto’ e dai colori talvolta brillanti e accesi, dalle storie meno per bambini rispetto alle allegre e spensierate serie dei fratelli Pagot.
Anche Davide Perconti, acclamato autore di fumetti in Francia, ha una collezione di super 8 di Adamo che ha fatto trascrivere in video, ammirando l’arte pura e moderna in movimento di Marco Pagot.
«Marco Pagot si specializzò in serie in cui dimostrò gusto e dall’animazione espressiva», ebbe per primo a scrivere di lui il grande Storico dell’Animazione Mondiale Giannalberto Bendazzi.
Le serie Rai di «Ty e Uan» e «L’ispettore Nasy» di Italo Marazzi con «Marco e Gi Pagot» per «3,2,1… contatto»
Nel 1979, Italo Marazzi realizzò con Marco Pagot il pilota de I viaggi di Ty e Uan, un lungometraggio che poi non si fece e divenne una serie animata co-prodotta da Rever–Rai Uno, andata in onda con in testa la sigla animata del nuovo programma pomeridiano per bambini di Rai 1 3,2,1… contatto!, con la regia di Alessandro Pultrone, un contenitore all’interno del quale venivano trasmesse le puntate de I fantastici viaggi di Ty e Uan e Le incredibili indagini dell’ispettore Nasy.
I presentatori della trasmissione 3,2,1… contatto! erano Sandro Fedele, Paolo Bonolis e Marina Morra, i quali nel 1982 condurranno la primissima edizione di Bim Bum Bam su Italia 1.
La serie segue i viaggi dei due protagonisti: Ty, una giovane sirena e Uan, un piccolo fauno, che Cesarina, una cicogna rosa che viaggia per il mondo, deve condurre i due piccoli dove le rispettive famiglie li attendono, sul Monte Olimpo. Prima di arrivare a destinazione, attraverseranno molti paesi del mondo, Inghilterra, Siberia, Austria, Italia, ecc…
Il viaggio è lungo ed ogni tappa è una nuova esperienza che permetterà a Ty e Uan di affrontare ogni situazione con fantasia, divertimento ed un pizzico di magia, imparando sempre qualcosa di nuovo e mettendo alla prova la loro intelligenza e capacità di unire le forze per risolvere problemi e difficoltà nella vita.
I fantastici viaggi di Ty e Uan (1979), è una serie in 26 episodi da 24 minuti l’uno, realizzata dallo Studio 4 di Firenze per la Rever Cinematografica di Milano, nei cui credits iniziali, compaiono: soggetto e sceneggiatura di Marco e Gi Pagot; animazione di Riccardo Denti, Italo Marazzi, Marco Visconti, Rossella Del Turco, Valeria Pronti; montaggio di Marco Visconti; musica di Ferdinando Palermo.
La sigla italiana di Ty Uan, e 3-2-1 contatto!, uscita su un 45 giri fronte retro, scritta da Luigi Albertelli e Bruno Tavernese è cantata da Gli Atomi – Etichetta: Fonit Cetra, 1980.
I fantastici viaggi di Ty e Uan è stata premiata anche nel 1985 al Giffoni Film Festival e trasmessa anche in Francia con il titolo Le voyage fantastique de Ty et Uan dal 1986 sulla rete Antenne 2 all’interno del programma Récré A2. La sigla francese, Ty et Uan è incisa da David et Sonia – Etichetta: Carrere, 1986.
Le incredibili indagini dell’ispettore Nasy (1980), soggetto di Grimaldi e Frey, personaggi di Marco Pagot e Antonio Pagotto (Toni Pagot), animazioni di Marco e Gi Pagot sempre realizzate dallo Studio 4 di Italo Marazzi, con testi di Domenico Volpi. Era una serie animata poliziesca dal tratto ‘adulto’ in 52 episodi da 9 minuti ciascuno creata da Marco Pagotto e Antonio Pagotto (Toni Pagot), prodotta da IMER e trasmessa nel 1980 su Rai Uno, sempre apparsa settimanalmente all’interno del contenitore 3,2,1… contatto!, con la soluzione il venerdì all’interno del gioco, Game.
Le avventure dell’ispettore Nasy seguono lo schema del giallo: un omicidio da risolvere, un detective che fa le indagini e un colpevole da svelare fra tre indiziati. Alto, coi capelli rossi e la pipa in bocca, l’ispettore Nasy di Scoltland Yard che parla con un accento genovese, era doppiato da Carlo Hintermann. Flemmatico e attento, nessun indizio sfuggirà a questo degno erede di Sherlock Holmes. Dopo aver esaminato tutti i sospettati, si rivolge agli spettatori chiedendo loro se hanno trovato il colpevole. Il giallo per bambini dei fratelli Marco e Gi Pagot.
Le incredibili indagini dell’ispettore Nasy (1980), in Francia andò in onda ribattezzato L’Inspecteur Duflair (Nasy in francese ha la stessa pronuncia di Nazy, cioè nazista), nel programma Chaud les glaçons! dal 1988 e ritrasmesso nello spettacolo Éric et Noëlla del 1989 su Antenne 2. Ha presentato la serie dell’Ispettore Nasy anche l’attrice francese Corinne Clery.
In Svezia andò in onda come Kommissarie Snok.
Negli USA, nel 1982 venne trasmessa su The Entertaiment Channel, una delle prime reti televisive via cavo. La serie, doppiata in inglese, veniva divisa in 2 tempi, una prima parte con lo svolgimento della storia trasmessa prima dell’inizio dei film di Sherlock Holmes interpretati dal grande attore Basil Rathbone, mentre la soluzione del giallo dell’Ispettore veniva inserita alla fine del film. E in Galles (UK), nel 1987 su HTV, venne doppiato in gaelico.
La sigla italiana: Lato A e B del 45 giri: L’ispettore Nasy/ I tre casi di Nasy – Interprete: Giorgio Laneve – Testo e Arrangiamento: Giorgio Laneve – Musica di Gianni Bobbio e Giorgio Laneve – Etichetta: RCA 1980.
Entrambi più moderni e caratterizzati da un tratto a Xerox a rough, che riecheggiava i lontani clichés di Pagot-Marosi e l’animazione d’oltreoceano degli anni ‘60 dei lungometraggi Disney: i due protagonisti, Ty e Uan, richiamano un mix tra i piccoli fauni della Pastorale di Beethoven di Fantasia e le sirenette di Peter Pan; come ancora gufi, anatre e segugi, rielaborano certi characters da La spada nella roccia a Gli Aristogatti.
Marco Pagot scoprì, grazie all’aiuto del “maestro” fiorentino, un’animazione più fluida e moderna, meno italiana, avvicinandosi ai models d’oltreoceano.
Sia Ty e Uan sia soprattutto L’ispettore Nasy (1980), una serie poliziesca dal tratto ‘adulto’, anticiperà di qualche anno la futura serie Rai, Il fiuto di Sherlock Holmes animata da Hayao Miyazaki.
La collaborazione con la G.L.M. di Giancarlo Marchesi
Un veterano della Paul Film, il modenese Giancarlo Marchesi, dopo l’esperienza al fianco di Paul Campani quale capo-animatore per i Carosello di Angelino, l’Omino coi baffi e Toto e Tata, fonderà nel 1972 a Modena la G.L.Emme – Group Linea Emme per la produzione di cartoni animati, realizzando anche diversi serial per bambini di una decina di episodi di 5 muniti l’uno, programmati negli anni ’70 nelle TV private italiane e straniere, quali:
Le avventure di Gatto Evaristo (1973), un remake italiano di gatto Silvestro fra tanta allegria per i bimbi, protagonisti il gatto Evaristo coi suoi tre amici-nemici, il topo Filiberto, il canarino Sansone e il cane Ottavio, presentato in anteprima nel 1973 al SICOF – Salone Foto Cine e Audiovisivi, mostra biennale svoltasi alla Fiera di Milano dal 27 ottobre al 4 novembre 1973.
Spia contro spia (1974), trasmesso sulla TV della Yugoslavia Capodistria, dei cartoons “muti” e umoristici corroborati da una simpatica musichetta, con protagonisti due gattoni, sempre simili a Silvestro, praticamente identici vestiti da agenti segreti con cappello e trench, i quali danno vita a diverse gags.
E il più riuscito Baby Crockett (1977), co-prodotto con l’Antoniano di Bologna con musiche del M° Paolo Zavallone (famoso all’epoca con lo pseudonimo di El Pasador per l’omonima canzone del programma Rai del 1978, Non Stop) e distribuito da HDH Film Tv in Francia, Spagna e anche in America col titolo The Adventures of Baby Crockett, di cui riportiamo la synopsis:
Baby Crockett è il re dei trapper! Caccia animali e va all’avventura, ma non si può dire che sia molto intelligente o molto abile! Il suo compagno indiano pellerossa, ovviamente più intraprendente, lo accompagna ovunque e lo aiuta in tante situazioni comiche, ma dobbiamo contare anche e soprattutto sul piccolo procione, che fa da cappello al nostro eroe, che di tanto in tanto gli salta dalla testa per risolvere i problemi del giorno! La bestiolina infatti è molto furba e riesce sempre a salvare gli animali, preda di Crockett, facendo divertenti scherzi al nostro eroe!
Marchesi per quest’ultimo, il più riuscito, essendo in co-produzione con la Svizzera, si dovette servire della preziosa collaborazione dello Studio 4 di Firenze, motivo per cui dal sodalizio con Marazzi, conosciuto ai tempi della Paul Fillm, il decennio dopo gli affiderà vari episodi della serie animata La Pimpa di Altan.
Inoltre, le serie animate della G.L.Emme vennero stampate anche in Super 8, i primi due titoli dalla Polistampa – Milano e il terzo dalla Hefa Film.
La serie «Tofffsy» di Pierluigi de Mas
Nel 1973 Pierluigi de Mas, che aveva realizzato per Carosello un’altra versione dei Cocco Bill a cui collaborò, dietro indicazione di Marosi, l’animatore fiorentino già esperto ad animare i cow-boy di Jacovitti, commissionò sempre a Italo Marazzi, Le avventure di Tofffsy e l’erba musicale, serie in 26 episodi da 6 minuti ciascuno, trasmessa nel 1974 sulla TV Svizzera Italiana e nel 1977 dalla Rai, e in seguito su Tele Monte Carlo, doppiata anche in francese e mandata in onda in Québec sulla Télévision de Radio-Canada (SRC) e in Francia su TF1, ottenendo sensibili consensi tra il pubblico infantile.
Le animazioni principali erano di Franco Martelli, Tony Salerno e Massimo Vitetta (il primo e il terzo, collaboratori storici della Bozzetto Film), le scenografie di Maria Teresa Buroni e Anna Lisa Volpi, il capo lucidatura Roberta Casini, la ripresa del Gruppo Memmo, la voce del protagonista affidata a Carlo Bonomi (il celebre doppiatore de la Linea di Cavandoli) e le musiche di Bruno Lauzi e Franco Tadini, con la sigla “Tofffsy” interpretata dal complesso L’Erba Musicale, CBS-Sugar.
La serie a cartoni animati creata da Pierluigi de Mas, Gian Andrea Garola e Dodi Melegaro, aveva come protagonista Tofffsy (inizialmente chiamato ‘Zagor’), un folletto coi riccioli biondi che vive nel vecchio castello di Kräpfen, e ha un’erba magica che suona quando viene soffiata e rivela le bugie. Intorno a Tofffsy, nel castello, vivono tanti altri personaggi: Otto il fantasma, la Contessa, Arthur il gatto, Gustav il maggiordomo, Trudy la cameriera, Gretel la cuoca, Tom il cane e molti altri durante tante avventure molto divertenti.
Il doppiaggio fu eseguito presso la C.D.M. – Milano con Direzione del Doppiaggio: Carlo Bonomi.
Tofffsy e l’erba musicale venne anche stampato in versione Super 8 dalla Toys Film – Milano.
Le avventure di Tofffsy e l’erba musicale vinse il Premio al 10° ANIMAFEST ZAGREB 74 World Festival of Animated Film nella sezione Films for children that are part of TV series Zagor e l’erba musicale Zagor and the Musical Grass, Pierluigi de Mas, Italy al Festival Internazionale di Zagabria del 1974.
La «Stop Motion» di Italo Marazzi con Lanfranco Baldi
Lanfranco Baldi (Firenze 1938–1990), è stato un artista italiano. Dopo aver operato dapprima nell’ambito dell’arte informale, Lanfranco Baldi fondò nel 1967 a Firenze con gli artisti, Auro Lecci, Paolo Masi e Maurizio Nannucci riuniti nel Gruppo X il Centro Ricerche Estetiche F/Uno (1967-70).
Lanfranco Baldi si interessò anche alla musica elettronica e al cinema di animazione. In tale ambito introdusse il sistema di creare le immagini da filmare con materiali plastici, come cera, pongo, sabbia; celebri gli spot da lui creati per Carosello, quali: il Fernet Branca (1965-76), prodotto da Master Film, Studio K e Tipo Film per l’agenzia pubblicitaria Opit, con Ro Marcenaro, e musica di Franco Godi; Sapori (1971-73) prodotto da Francesco Misseri e Renzo Tarchi con lo Studio K per l’agenzia SPN; e per la marca Imag (1974-76), prodotto da Cinemac 2 e Studio Misseri per l’agenzia Arrow e P.M.B.B.; nel 1976, venne prodotta anche una serie su Salomone pirata pacioccone, di Guido De Maria e Bonvi, per la Fabbri, animata in plastilina per la Cinemac 2 di Francesco Misseri da Lanfranco Baldi; e alcune serie televisive per bambini, quali: Mio Mao; Quaq Quao; Il Rosso e il Blu; A.E.I.O.U.
Giannalberto Bendazzi, il celebre Storico del cinema d’animazione di fama internazionale, ebbe per ben due volte occasione di raccontarmi, di propria iniziativa, che conobbe dapprima il regista Francesco Misseri, e molti anni avanti Lanfranco Baldi, il quale gli raccontò l’intera genesi del cartoon «fiorentino» in Stop Motion.
L’eclettico artista Lanfranco Baldi è stato uno dei primi sieropositivi all’HIV negli anni ’80 in Italia ed è morto di AIDS nel 1990.
Le sue opere sono conservate nella Fondazione Lanfranco Baldi a Pelago, Firenze.
Le serie in plastilina di Italo Marazzi per «Misseri Studio»
Il Rosso e il Blu (1976), era un serial di 12 episodi l’uno per Francesco Misseri, con protagonisti due blocchi di argilla informe, di cui il Rosso è grande e appassionato, il Blu è piccolo, intelligente e astuto, con la voce di Carlo Bonomi, in una serie in plastilina, animata tra gli altri da Italo Marazzi.
Già Francesco Misseri aveva firmato, finanziate dalle società P.M.B.B. (Pratesi-Misseri-Baldi-Barbetti) e L+H Films [una co-produzione tra P.M.B.B. – Cinemac 2 TV (Italia); Société Radio-Canada (Canada-Quebec); SRG SSR Idée Suisse (Swisse); Télécip (France)] e programmate dalla Rai negli anni ’70 e ‘80, le serie per bambini realizzate in Stop Motion, prodotte da Augusto Righi con la regia di Paolo Pratesi, fotografia di Paolo Borsetti e montaggio di Massimo Pratesi, realizzate sotto la direzione artistica del capo animatore regista, lo scultore fiorentino Lanfranco Baldi e animate da: Italo Marazzi, Demetrio Laganà, Stefano Buti, Vincenzo Cutugno, Enzo Quaja e Pia Lizzadro, con le musiche di Piero Barbetti, quali: Mio Mao (Mio and Mao, Mieuw Mieuw, ミオ&マオ, 1974), 26 puntate da 5 minuti l’una con i due gattini, uno rosso e uno bianco, in Clay Animation (che riecheggiano Geo e Gea) che giocando in giardino incontrano ogni volta animali diversi coi quali fare amicizia; Quaq Quao (Quaq Quao, Kvak-kvak, クワックワオ アヒルの子, 1975), 26 puntate di 5 minuti, in cui il piccolo anatroccolo realizzato con gli origami e animato in Stop Motion soprattutto da Demetrio Laganà, va alla scoperta del mondo e degli altri animali. Alla fine di ogni episodio, quando Quaq Quao torna a casa, anche mamma anatra appare un po’ confusa e esilarante; il suindicato The Red and the Blue (The Red and the Blue, Le Rouge et le Bleu, 赤と青, 1976); e A.E.I.O.U. (アエイオウ, 1978), 14 episodi di 5 minuti l’uno ambientato in un mondo affascinante dove un bambino combatte mostri, draghi e fantasmi con la potenza del suono del suo violino, una melodia capace di far scappare tutti questi spaventosi personaggi, serial realizzato con la sabbia animata tra gli altri dalla bravissima Pia Lizzadro.
La sigla di «Superclassifica Show» di Anacleto Marosi con Italo Marazzi
Nel 1977, con le prime TV private, fu ideato il programma musicale Superclassifica Show, abbinato al settimanale TV Sorrisi & Canzoni, inizialmente trasmesso dall’emittente televisiva lombarda Telemilano 58 (la futura Canale 5) e replicato sulle TV locali regionali.
La conduzione fu affidata al giornalista Maurizio Seymandi, che rimase al timone della trasmissione fino al 1995. Ad affiancare il conduttore nello svolgimento del programma due indimenticabili protagonisti: Dj X, una sfera stroboscopica da discoteca con il volto umano, ottenuto in Chroma-Key, che presentava la classifica settimanale dei dischi, e Oscar il Telegattone (chiamato in seguito SuperTelegattone per assonanza con il titolo del programma), che altro non era che la versione animata del Telegatto; pupazzone ideato, come del resto il “Discolaccio”, “Prinz” e i “Metropolitani Scalzi”, dal veterano Giorgio Ferrari, l’animatore dei pupazzi animati di Velia Mantegazza della Rai e in Eurovisione dei Giochi senza frontiere. La voce del SuperTelegattone era di Franco Rosi, doppiatore e imitatore romano, che diede anche la voce alla nota canzone della sigla. La versione animata, su committenza dello studio torinese di Anacleto Marosi, avendo lasciato da poco i Pagot l’animatore comasco si avvalse col suo inconfondibile stile dell’aiuto del “maestro” fiorentino Italo Marazzi. All’epoca stavano progettando una versione animata di Topo Gigio, il celebre personaggio di Maria Perego.
Riguardo la sigla Superclassifica Show nei vari anni vennero realizzate diverse versioni, le quali si susseguirono con successo nella classifica settimanale di 45 giri; variazioni con “inserti” di semplici foto semi-animate o frammenti dal vero di repertorio in cui cambiavano personaggi e “star” del cinema e della TV (da Mike Bongiorno che usciva da un enorme e vecchio televisore con antenna, a Pippo Baudo e Corrado, da Kabir Bedi a Claudio Cecchetto, da Mina, Raffaella Carrà e Lucio Battisti, da Barbra Streisand a Frank Sinatra…).
Alla fine degli anni ’80 la sigla di Marosi, andata in onda per un decennio, fu sostituita da altre più moderne realizzate da Pierluigi de Mas.
Lo stile iconografico di Oscar il Telegattone è quello inconfondibile di Marosi-Pagot, l’impronta generale ricorda moltissimo l’epoca d’oro di Calimero e Jo Condor, ma riadattato a una eccellente sigla moderna e piena di brio, che spopolò per anni, tra le migliori della TV italiana. A seguito della scomparsa di Cleto Marosi, all’animatore originario di Barni (CO) dedicherà un premio il Festival del Cinema di Animazione di Asolo.
(Fine I parte)
La «Firenze a cartoni animati» di
Italo Marazzi

Il 50° anniverrsario di matrimonio di Italo Marazzi e Germana – 1° settembre 1974 –1° settembre 2024 © Italo Marazzi)
Mario Verger ringrazia:
Associazione TiVulandia
Massimo Becattini
Marco Giusti
Laura Luzi
Italo Marazzi
Riccardo Mazzoli
Carlo Panerai
Luca Raffaelli
Piero Tonin
References:
[1] Marco Giusti, il grande libro di Carosello, Sperling & Kupfer Editori, 1995, pagg. 620
[2] Marco Giusti, Op. Cit. pag. 320 pecor bill
[3] Marco Giusti, Op. Cit. pag. 521 albertina
[4] Marco Giusti, Op. Cit. pag. 81 olivella
[5] Marco Giusti, Op. Cit. pag. 311 chicchi e cocchi
[6] Marco Giusti, Op. Cit. pag. 465 zia nenè
[7] Marco Giusti, Op. Cit. pag. 544 alice e bice
[8] Marco Giusti, Op. Cit. pag. 528 mister bis
[9] Marco Giusti, Op. Cit. pagg. 342-343 pinocchio
[10] Marco Giusti, Op. Cit. pag. 50 dolce cara
[11] Marco Giusti, Op. Cit. pag. 82 olivella e maria rosa
[12] Marco Giusti, Op. Cit. pag. 285 mucca carolina
[13] Marco Giusti, Op. Cit. 285-286 susanna
[14] Marco Giusti, Op. Cit. 285 geo gea
La pubblicazione avviene ai sensi dell’art. 70 comma 1 bis della legge sul diritto d’autore.


















































































































































