La Convergenza psicosociale

cieloNon è facile in questo periodo storico immaginarsi quale possa essere il nostro futuro prossimo e ancor meno lasciarsi trasportare verso l’immagine del futuro a cui vorremmo aspirare volendo avanzare verso una nuova civiltà, soprattutto quando constatiamo che questa crisi continua ad approfondirsi sempre di più.
In un mondo globalizzato nessuno rimane al di fuori di questa crisi, quindi la risposta non potrà arrivare dall’esterno, e neanche potrà arrivare da nessun leader illuminato (qualora ci fosse) che la imponga dall’alto alle popolazioni; in un’epoca di mondializzazione, la risposta dovrà necessariamente essere trovata dai popoli nel loro insieme, come veri protagonisti della Storia.

La direzione che ha preso questo il sistema che c’include, così come sembra indicarci l’esperienza quotidiana, sembra davvero pericolosa, che cosa possiamo fare per modificarla? Difficile rispondere, ancor più oggi, quando questo sistema non è più locale bensì globale: non si tratta di un paese o di una regione, ma del mondo intero.

Ma non è la prima volta che l’essere umano si trova in un punto di svolta storico simile, questo è successo molte volte nel passato. Differenti civiltà furono rimpiazzate, le une dalle altre. Solo che adesso non c’è una civiltà al di fuori della crisi che possa dare le risposte necessarie.
Eppure nell’esperienza storica ci sono stati periodi di grande cambiamento che ci fanno dire che non si tratta di una speranza illusoria. Ma nell’individuare quale tipo di cambiamento sia necessario mettere in atto, è indispensabile incorporare nell’analisi della realtà sociale, la soggettività umana tra i fattori rilevanti che spingono qualunque processo di cambiamento.
Dovremo tener in conto che, in distinti momenti, sono esistite persone e cause che hanno raggiunto i loro obiettivi senza percorrere la strada del sangue e della distruzione; essi ci servono da modelli o riferimenti vivi per orientare la nostra azione. Infatti il principale indicatore per misurare il successo di un nuovo modo di fare politica deve essere la retrocessione della violenza (di qualsiasi tipo essa sia), fino alla sua completa sparizione dalla convivenza sociale.
Questa purtroppo non è la situazione nella quale siamo sottomessi a vivere….”Come può essere possibile che alcune minoranze impongano condizioni francamente svantaggiose per l’insieme e che le maggioranze non cerchino di opporsi? La risposta è molto semplice: quello che succede è che non c’è una reale democrazia e, le maggioranze non stanno decidendo su niente di importante. La democrazia si sostenta nell’equilibrio di poteri e nel contrappeso che stabilisce una società civile, forte ed organizzata per limitare lo Stato ed il para-stato e controllarne il funzionamento. Quando un potere rimane fuori controllo perché non esistono contrappesi che lo regolino, l’equilibrio si rompe ed il sistema democratico si distorce completamente acquisendo un carattere puramente formale, poiché le decisioni che stavano in mano al paese nel suo insieme passano a stabilirsi in quel potere che si trova nelle mani di una minoranza. Questo è il caso del potere economico in cui ci troviamo”…

Uno dei fattori determinanti della crisi in corso, è l’ignoranza di quei pochi che hanno influenza sul resto della società che stravolge la vita sociale, economica, politica della collettività.
Come è possibile che non si giunga ad una consapevolezza collettiva, democratica e nonviolenta che si contrapponga a questi poteri forti detenuti da minoranze? Cosa è successo, diversamente da oggi, in altre epoche di cambiamento? Qual è stata la scintilla che ha fatto scattare quei processi di cambiamento?.

Se vogliamo dare una svolta a questo periodo storico, potrebbe essere utile considerare altri periodi in cui è successo qualcosa di speciale che ha cambiato il corso epocale. Possiamo osservare alcuni momenti molto speciali in cui il popolo, o almeno un numeroso insieme umano, è entrato in una certa sintonia, in una medesima frequenza (escludendo quelle manifestazioni di tipo catartico o di tipo congiunturale) associata ad una desiderata aspirazione psicosociale che produsse cambiamenti nel campo politico e sociale.

Ho raccolto, in varie occasioni, testimonianze di alcune persone di diverse nazionalità che hanno vissuto e partecipato a periodi di grande cambiamento sociale. La prima cosa che emerge è che la mobilitazione di popolazioni in una direzione precisa è legata a immagini sociali che risuonano con la memoria del popolo e che con i climi positivi di quel popolo orientano di conseguenza l’azione e la condotta di ciascuno. Gli eventi sociali nei casi da loro descritti, possedevano due caratteristiche comuni:
a) trasformazioni relative a situazioni vissute di violenza psico-sociale.
b) progetti di un futuro individuale e collettivo segnato da una profonda speranza.

Non entrando nella specifica e puntuale azione sociale o politica, ciò che mi ha richiamato l’attenzione è stato che ciascuno ha sottolineato l’aspetto percettivo personale di quei periodi.
A grandi linee è possibile ricondurre queste testimonianze a tre macro argomenti. Essi ricordano che:
a) si produceva una significativa convergenza tra le persone, una profonda commozione ed empatia con gli altri dove si attivavano comportamenti atipici (tali da far perdere la coscienza individuale per trasformarsi in collettiva),
b) ricordano una gioia immensa collegata ad una speranza profonda e a molta forza/energia;
c) grande apertura nei confronti degli altri dove ciacuno riconosceva qualcosa di straordinario nell’altro.

Anche se l’esemplificazione di queste testimonianze non garantisce l’esattezza, la verità o la coincidenza del fenomeno che l’accompagna sono di grande sollecitazione per la coscienza di tutti noi. Altra osservazione significativa di quelle esperienze, riconducibile a qualsiasi periodo storico, è che si innescano fenomeni peculiare di feedback tra persone, basati sulla reciprocità delle azioni, degli atteggiamenti, delle valutazioni di immagini diventando più o meno simili tra loro.

Questa condizione senz’altro ha generato una eccezionale atmosfera comune collettiva, le cui caratteristiche più importanti sono stata la straordinaria sintonia affettiva, la speciale frequenza mentale e il comportamento unitivo.èÈ indubbio che in questo modo le persone coinvolte in questi eventi abbiano costruito la convergenza di aspettative, generando una sorta di convergenza psichica, di congiunzione di speranze in materia di un “qualcosa” che viene dal profondo di ognuno e che riesce così a proiettarsi nel mondo rinnovato in un lasso di tempo atemporale.
Non ci troviamo certamente in un periodo storico dove la convergenza e la sintonia tra individui sia una pratica comune, tutto al contrario, ci troviamo in un periodo di grande frammentazione non solo sociale ma soprattutto individuale. Il comportamento personale è meccanicamente violento e di sopraffazione quotidiana, non c’è cura nel tipo relazione che si stabilisce nei vari ambiti quotidiani e sociali, tutt’al più si assiste a buone relazioni in piccoli gruppi chiusi in autodifesa. Ma l’urgenza del momento necessita di grande creatività per fare un salto qualitativo di portata epocale, che forse può trovare spunto da altri periodi storici. Un vero cambiamento sociale dovrà passare necessariamente da una comunanza di ideali e principi comportamentali ma che contemplino l’aspetto relazionale interpersonale in senso ampio, che tenga conto del bene collettivo, dell’individuo e del suo ambiente. Tutto ciò non avviene spontaneamente ma è un atto intenzionale prodotto da individui, proprio per questo dovremo mettere in campo il meglio di ciascuno di noi per accordare i nostri strumenti e suonare la “musica” dei nuovi tempi.

Lella Bigatti