Reduce dall’ultima nottata swing del 2013, come mi accade sempre, insieme alla stanchezza e alla gratificazione derivante dalla musica e dal ballo ho portato a casa nuove riflessioni. Da tempo mi interrogo insieme ad altri amici su quale sia il motivo che ha dato origine a questa ondata di musica swing che ha investito la mia città, Torino, e molte altre in Italia. E’ automatico fare un parallelismo tra il periodo storico attuale e la grande crisi americana che ha trovato proprio nello swing la propria colonna sonora. Fu proprio alla fine degli anni venti che ebbe origine questo genere musicale che aveva le proprie radici nella musica scatenata che suonavano le piccole orchestre New Orleans e Dixieland. E proprio con il crack di Wallstreet nel 1929, lo Swing, attraverso la profonda crisi che colpì tutti anche i musicisti delle grandi orchestre, si rigenerò e si trasformò prima nella musica del 2° conflitto mondiale e poi nella colonna sonora della liberazione. Come tutto il Jazz, lo Swing ha scandito le danze di una società messa alla prova dalle crisi economiche, dal razzismo, dall’ascesa dei regimi di destra, dalle mafie, dal capitalismo spinto alla disumanizzazione, accompagnando sempre con una sottile vena malinconica “blues” i momenti di svago e di evasione che l’uomo della strada poteva permettersi. Sul parquet della sala da ballo, “dondolando” e roteando sulle note dello swing, i problemi quotidiani sembrano espulsi attraverso i pori insieme al sudore. I ballerini degli anni 40 danzavano come se fosse sempre l’ultimo giorno di vita e durante la guerra tra bombardamenti, fame , miseria, disoccupazione, era davvero possibile che fosse così.
Beh, noi oggi stiamo vivendo un momento molto simile; certo non così eclatante e tragico come quello di un teatro bellico, ma silenzioso e velenoso come solo un conflitto basato sull’annientamento economico può essere. Strana coincidenza che sia ancora una volta la Germania a determinare le sorti economiche di questa crisi. Si, perché fu proprio la perdita degli investimenti che gli Stati Uniti fecero in Germania che usciva sconfitta dalla Prima Guerra Mondiale a determinare il fallimento improvviso di ben 9000 banche americane, con ripercussioni tremende in Europa. Oggi è proprio la Germania a condurre il gioco nella crisi economica dell’Europa del sud, utilizzando come arma l’Euro e i fondi europei. Difficile non pensare ad una strategia di rivalsa e di vendetta nei confronti dei cosiddetti vincitori del secondo conflitto mondiale.
No, sono certo che non sia un caso: oggi come allora abbiamo bisogno dello Swing.
La musica, come tutta l’Arte è un mezzo curativo ed energizzante, ma lo Swing ha qualcosa di più adatto a questi momenti storici. Con il suo dondolio, i suoi rimbalzi (il verbo inglese “to swing” significa appunto dondolare), la musica Swing ci trasporta in un modo fatto di sorrisi e positività.
Ma c’è molto di più. I balli tipici dello swing , il Charleston, il Balboa e il Lindy Hop sono accomunatati da uno spirito sempre giocoso e passionale. La cosa potente che colpisce chiunque si imbatta in una serata danzante Swing è l’atmosfera di cordialità che si respira, che è palpabile come la musica stessa. Ieri sera ballavo, trasportato senza freni dal ritmo e ho capito: si tratta di concordia, di equo scambio, di comprensione.
Scambio reciproco tra i ballerini e scambio con i musicisti sul palco.
Una serata danzante Swing è una fonte generosa di riflessioni e metafore.
Si balla prevalentemente in coppia e questo ci permette di ritrovare il piacere del contatto fisico con l’altro sesso, finalmente al di fuori di un contesto d’intimità di coppia nel quale lo abbiamo ormai recluso al riparo dal moralismo e giudizio altrui. E questo contatto non è un semplice sfioramento imbarazzato, ma bensì un interazione tra due esseri umani che comunicano tra loro, che sono connessi attraverso le braccia, le mani, gli sguardi, i movimenti armonizzati dei loro corpi. “The connection”, la connessione, come spiegano i miei illuminati insegnanti di Lindy Hop è indispensabile: senza connessione, non c’è dialogo, non c’è empatia, comprensione. Non dovrebbe essere sempre così? Tra uomo e donna, tra amici, con il prossimo, con il ns concittadino. Senza connessione non può esserci comprensione, concordia, solidarietà. Che questo poi si traduca in un amore, un amplesso scatenato o in amicizia, è comunque quello di cui abbiamo bisogno. E lo Swing ce lo offre con grande generosità. Questo contatto fisico spinto all’estremo dal ritmo forsennato della musica abbatte tutte le barriere; inebriati ci respiriamo a vicenda e avvinghiamo i nostri corpi madidi di sudore senza falsi pudori, liberi di godere del contatto con un altro essere umano, che respira, gioisce, suda e odora come noi, ma diversamente da noi. In questo carosello di coppie si scambiano i partner, liberati dalle gelosie e dal senso di possesso che ci hanno insegnato come regola base del rapporto di coppia, possiamo finalmente gioire dello scambio di emozioni che ci fa sentire vivi.
Nella “ballroom” si crea poi un atro rapporto empatico fortissimo: quello tra i musicisti e i ballerini. Come dice sempre un mio carissimo amico trombettista “noi esistiamo grazie a voi e voi grazie a noi”. Ad un estraneo che entrasse per la prima volta in questa bolgia scatenata potrebbe sembrare che sia la “band” a condurre il gioco, a dettare il tempo e a determinare il movimento dei ballerini. Ma non è così: si tratta di un dialogo continuo tra chi sta sul palco e chi rotea sul parquet.
I corpi suonano e gli strumenti danzano.
Lo scambio di energia è palpabile come il sudore e la musica. La band è sul palco, in posizione rialzata rispetto al “popolo” dei danzatori, ma la sua non è una posizione di comando: i musicisti sono a servizio dei ballerini, che a loro volta ricambiano con le movenze dei loro corpi che rendono visive le frasi musicali che fuoriescono dagli strumenti. Di nuovo cordialità, comprensione, empatia… No c’è una prevalenza, ma la gioia di una comunione di spiriti, di corpi , di donne e uomini finalmente liberi di esprimersi e comunicare tra loro usando il linguaggio dell’emozione e della bellezza.
“Sing, sing, sing: everybody got to swing” questo è lo spirito degli swingers…
Sulla pista ballano tutti, principianti, campioni, fuoriclasse, genitori e figli… Generazioni diverse accumunate dalla furia Swing. Ho visto ragazzine di vent’anni ballare come se fossero nate nel 1940, campioni di ballo degli anni 60 che davano lezioni di eleganza a trentenni con anni di corso alle spalle… Che mondo sarebbe se riuscissimo a portare fuori dalle sale da ballo questa attitudine?
La passione ci avvicina, ci permette di “rimbalzare” insieme e finalmente, di comunicare. La scorsa estate Ho visto decine di persone ritrovarsi a ballare in piazza con l’ausilio di un mp3 e un altoparlante, così, spontaneamente senza chissà quale organizzazione, ma per il piacere di stare insieme e ballare. C’era chi portava le birre fresche fatte in casa e con gioia le regalava agli amici ballerini. Se non è condivisione questa…
No, non è certo un caso che proprio in questo momento storico lo Swing sia tornato a sostenerci; ne abbiamo bisogno. Siamo in guerra purtroppo. Soffriamo tutti, oppressi dalle banche, da una società che ormai scandisce la nostra vita al tempo meccanico in 4/4, dove se non ti sei preso qualcosa non ti diverti, dove si balla a metri di distanza e se uno vicino a te collassa e rischia di morire soffocato dal suo vomito sono cazzi suoi. E’ davvero qui che vogliamo restare?
Io no di certo.
Io sono per il contatto fisico, la connessione, la concordia, la compassione.
Io sono nello Swing…
“It don’t mean a thing (if it ain’t got that swing) “.
Paolo Agazzi