BARBARA COFFANI: A NESSUNO FREGA PIÙ DI DIO

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E quindi lui muore, anzi: è già morto. Non è una novità: lo hanno già detto i Nomadi, credo quarant’anni fa; un tedesco dal nome che non si può scrivere, certo Nietzsche, e anche un altro originalone ancora più vecchio, tale Plutarco. Ma ogni volta è smentita e ogni volta ritorna.
Mi è venuto il sospetto, da buona base 2 dell’enneagramma e quindi sottile manipolatrice, che Dio muoia apposta, per vedere se qualcuno reagisce: fino agli anni 70 era un sistema che funzionava e un po’ di reazione c’è stata, ma ora sembra che a nessuno freghi più di lui. Neanche se muore apposta.
È sottile il confine, la distinzione tra “muoio perché non ti importa di me” e “muoio, tanto non ti importa di me” ma c’è un legame stretto: muore tutto ciò che viene ignorato e dimenticato.

A dire la verità, non credo che la morte di un dio sia poi un grosso problema. Se non fosse che Dio è le emozioni. Ergo: se Dio è morto è perché le emozioni sono morte.
Riflettici bene: dove lo trovi Dio? Nel sole che tramonta sul mare; in un’alba nebbiosa sul vigneto; nella musica che ti fa venire i brividi o ti scatena le lacrime; in un orgasmo; negli occhi senza tempo di un bambino piccolo… è lì che c’è dio. O ancora: prendendo la neve a manate per mangiarla mentre gli zigoli ti volano intorno. È questo, Dio. Ma nel momento in cui nessuno si emoziona più, chi si accorge più di quanta bellezza e meraviglia ci siano in neve, zigoli, orgasmo, lacrima ecc.?

E perché allora dovrebbe importarmi di un povero falegname che muore in croce innocente?

E perché dovrebbe importarmi di un qualunque povero cristo (perché è così si chiamano gli uomini comuni, poveri cristi) che si suicida perché non ce la fa più?

In fondo, mors tua vita mea. In un’epoca in cui la selezione naturale si è bloccata, dove la medicina ha raggiunto livelli tali da doppiare quasi la Morte, dal momento che perfino i nostri cadaveri fanno fatica a decomporsi perché troppo pieni di conservanti, è un bene che qualcuno ogni tanto si levi di torno… o no?

Inutile bombardamento mediatico di notizie forti: si cerca la notizia ma non c’è più nulla che faccia notizia. La madre che uccide il figlio, il marito che uccide la moglie, infanticidio, femminicidio… lavoricidio esiste? Cristicidio, esiste? Non omicidio ma humicidio, da humus, umile.

Sto delirando? Meglio così, che forse almeno la pazzia mi resta gratis e in abbondanza, visto che ormai mi hanno tassato tutto, perfino la voglia di vivere.
Se c’è una manovra diabolica in atto, è questa. Privarci delle emozioni, e disabituare sapientemente il cervello a dimenticare quali sono le vie che conducono alle emozioni: fra le altre, la storia, la poesia, la meraviglia e l’incanto dell’arte. Robaccia. A cosa serve la storia? Inutile insegnarla. È passata, non serve più, non è “popolare” e poi con le mappe concettuali è più semplice. Mappe concettuali: bolle di pensiero una a fianco all’altra con contenuti che si possono mettere in relazione con una freccia. In quella freccia ci dovrebbe essere la parola che collega, parola=relazione=logos… Magari. E invece, tu guardi il ragazzo e aspetti che proferisca il verbo, anzi, un verbo, uno qualsiasi, ma lui sta zitto e ti guarda come se tu fossi stupida e invece sei solo stupita, mentre dalla sua espressione trapela un colpevolizzante: “Che vuoi da me? C’è la freccia, che cazzo parlo a fare?”

I ragazzi, loro sono le vittime, il cristo in croce di questo modo di fare. Poesia? Una volta si imparavano a memoria ma ora non serve, tanto la memorizzo sul tablet. Fra qualche anno li impianteranno nelle scatole craniche. Meraviglia e incanto che roba sono? Oggi si insegna il disincanto per mezzo della volgarità di parola, e la licenza per mezzo degli esempi, al posto della libertà. E mi raccomando, che tutto sia semplice, neanche dovessimo faticare tutta la vita a trasportare secchi d’acqua e sacchi di grano da macinare a mano al mulino di Antonio. E intanto che si semplifica, si perdono pezzi di cervello; il nostro stesso cervello si semplifica, ridotto a un poco articolato-poco innervato-poco connesso pezzo di tessuto organico dall’abilità sufficiente a distinguere il sapore della coca-cola, anzi no, nemmeno quello, perché a cosa mi serve sapere che è coca-cola se tanto me lo dicono gli altri?
È questa la manovra: distruggere le emozioni, con dentro Dio. Ma a nessuno frega più di Dio. E questa è la fine.