L’ANIMAZIONE DIPINTA

I Neopittorici dell’animazione italiana
L’omaggio di Priscilla Mancini, critico d’arte, a quel contributo culturale unico e originale che l’Italia ha dato al cinema d’animazione internazionale: la Corrente Neopittorica. Recensione del libro L’Animazione dipinta. La Corrente Neopittorica del cartoon italiano.

 

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Esiste un gruppo di animatrici e animatori italiani di cui il grande pubblico nulla o poco sa, ma che gli addetti ai lavori ben conoscono e apprezzano. Esistono cortometraggi in cui il riferimento alla pittura e a una certa “artigianalità” nel fare cinema è cifra stilistica di un’identità culturale tutta italiana. Esiste una Corrente nel cinema d’animazione nostrano con tratti peculiari, studiati con passione e messi in luce con spirito critico da Priscilla Mancini, autrice del libro L’Animazione dipinta. La Corrente Neopittorica del cartoon italiano (ed. Tunué, 2016).
Il testo va a colmare un vuoto nella critica cinematografica, individuando le caratteristiche comuni a un gruppo di animatrici e animatori facenti parte di una vera e propria Corrente, definita Neopittorica per il ruolo determinante che la pittura intreccia con l’animazione. Il tentativo, ben riuscito, è stato quello di studiare in modo comparativo e rintracciare elementi affini per temi e stili all’interno del cinema d’animazione indipendente italiano. Gli animatori inclusi da Priscilla Mancini lavorano in maniera totalmente autonoma gli uni dagli altri, perseguendo ciascuno una propria ricerca artistica personale, caratterizzata da lentezza, pazienza e solitudine quali “condizioni essenziali per dare voce alla propria arte” (p. 28). Eppure, in tutti questi autori è riscontrabile qualcosa di condiviso, un filo rosso che corre sottile da un’opera all’altra pur nella molteplicità delle diverse espressioni personali.
Le animatrici e gli animatori presi in considerazione dall’autrice sono: Ursula Ferrara (Pisa, 1961), Elena Chiesa (Genova, 1963), Roberto Catani (Jesi, 1965), Gianluigi Toccafondo (San Marino, 1965), Andrea Pierri (Torino, 1968), Simone Massi (Pergola, 1970), Massimo Ottoni (Fano, 1975), Mara Cerri (Pesaro, 1978), Magda Guidi (Pesaro, 1979) e Julia Gromskaya (Kharkov; Unione Sovietica, 1980).
I tratti distintivi dei Neopittorici sono esplorati nella prima parte del libro e spaziano da un modus operandi comune all’uso della pittura quale elemento che conferisce all’animazione uno stile visivo fluido; dall’aver frequentato l’Istituto Statale d’Arte di Urbino – non tutti, ma la maggior parte di loro – al vivere nell’Italia centrale, tra la Romagna, la Toscana e le Marche – non tutti, ma la maggior parte – e nell’esprimerne quindi un certo sguardo simile, seppur diverso, sul mondo (interiore ed esteriore). Un altro tratto comune è quello che Priscilla Mancini definisce “il camaleontico balletto delle forme”, che si esprime nel “peculiare gioco di trasformazioni, di fusione, di metamorfosi incessante delle forme e dei soggetti che, incapaci di essere fissati in qualcosa di stabile e determinato, subito fuggono verso nuovi orizzonti, verso nuove mete da conquistare, in un perenne saltellio su sassi di un fiume in piena, la cui corrente, silenziosamente e con semplicità, trascina tutto con sé verso il salto finale” (p. 39). Che l’animazione sia movimento è cosa nota, ma lo stile visivo dei Neopittorici tenta propriamente di rendere questa fluidità della metamorfosi – altro concetto chiave in animazione – attraverso una pittura che sfugge i contorni netti e precisi e si affida al colore per esprimere la ricchezza dei sentimenti. Come dice l’autrice:

“Si vivono momenti irripetibili, attimi unici, epifaniche esperienze di rivelazione cosmica. E proprio negli istanti di passaggio, di trapasso da una forma a un’altra si può cogliere, con occhio attento e predisposto, il vero senso degli autori che, in questi attimi privilegiati, rivelano le loro intenzioni e la loro multiforme fantasia, nonché l’abilità nel padroneggiare due mondi affini, che appaiono più che mai compenetrabili, come la pittura e l’animazione” (p. 40).

Priscilla Mancini individua, inoltre, tematiche ricorrenti tra i vari animatori studiati: la memoria personale dell’infanzia e dell’adolescenza, oltre che storica; una predilezione per la parola (scritta e detta) e la fuga, vero e proprio bisogno esistenziale, “intesa sia come allontanamento verso orizzonti sconosciuti, sia come ritorno a un mondo precedentemente abbandonato” (p. 82).
All’interno della Corrente Neopittorica vi sono sì, affinità, ma anche differenze. Per questo, la seconda parte del libro propone approfondimenti sui singoli animatori e animatrici, contenenti biografia personale e artistica, poetica e ispirazioni e schede critiche delle opere principali. Arricchiscono il testo le note interpretative dell’autrice che, in maniera discreta, colgono nelle animazioni proposte uno spaccato di vita vissuta in cui immedesimarsi. E con cui emozionarsi.

A cura di Cinzia Bottini

 

 

 

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